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Wonder Woman

di Michele R. Serra
| News | Cinema e Tv | Da vedere | 0 commenti

L'unica tipa dei supereroi. Sarebbe stato il caso di trattarla meglio

Patty Jenkins

Wonder Woman

Warner Bros.

C’è un problema che affligge i supereroi della DC Comics al cinema. Nel senso che come sapete Warner Bros che produce i film DC Comics vorrebbe seguire l'esempio della Marvel, cioè portare al cinema un universo di personaggi e di storie che possa funzionare proprio come i fumetti, cioè come una enorme storia a puntate. Un serial, se volete.

Però siccome l’unico personaggio che ha davvero lasciato il segno negli ultimi vent’anni al cinema è stato Batman, allora sembra voler applicare la formula-Batman a tutti i personaggi: fare film oscuri, con personaggi titanici-ma-tormentati. Incazzati. Ma la formula-Batman in realtà funziona solo con Batman, quindi stavamo aspettando che lo capissero anche alla Warner Bros e mettessero un po’ di ironia nei loro film dei supereroi DC. Ecco, è la volta buona.

Dentro Wonder Woman c’è effettivamente della leggerezza. Però la leggerezza è un gioco pericoloso nel suo caso. Perché se è vero che da una parte il personaggio non può essere oscuro e disperato, certo non può diventare una macchietta, perché volenti o nolenti rappresenta l'unica super-donna di serie A, e la sua storia è legata alle battaglie femminili, e insomma l’opportunità per mettere in scena un metaforone che dica qualcosa attraverso i supereroi c’è. Tanto più che la regista è una signora regista donna, Patty Jenkins, quella di Monster (Charlize Theron che faceva la serial killer, un po’ di anni fa).

Però alla fine Wonder Woman risulta un personaggio davvero troppo complicato e contraddittorio per essere ridotto a una cosa sola. Anche questa volta è così.

Parliamo del discorso sul genere, tanto per dirne una. L’inizio del film sembra promettere bene: Wonder Woman nasce su un'isola abitata solo da donne, le Amazzoni, che passano il tempo ad allenare il fisico e la mente per diventare guerriere perfette, ma anche teste pensanti. E sono di tutte le etnie e di tutti i tipi, perché la loro società è davvero universale, aperta alle differenze. Poi però appena Wonder Woman lascia l’isola e finisce nel mondo degli uomini, risulta una specie di simpatica super-idiota. Nel senso che sa parlare l’aramaico antico ma non sa cos’è un gelato. È addestrata per essere una guerriera ma quando si trova in guerra non trova niente di meglio che dire: “oh no, perché tutte queste persone stanno soffrendo? Che brutta, la guerra". Il suo è un continuo contraddirsi. Qualcuno lo potrà anche trovare interessante, a me alla lunga è sembrato un po' strano. Per fortuna c'è l'uomo che le insegna come gira il mondo. Ops.

Comunque, la discussione è aperta. C’è una sola cosa sulla quale non possiamo discutere, e cioè l’attrice protagonista. Gal Gadot è semplicemente perfetta, a 32 anni, qui, diventa una star. Un metro e ottanta scarso per 60 chili, modella e attrice israeliana, quando era militare faceva la combat trainer, è una modella che ti stende con un colpo di arti marziali... insomma, casting perfetto. Lei è perfetta. Il resto del film, francamente, un po’ generico. Non molto di più, non molto di meno rispetto ad altre pellicole supereroiche. Wonder Woman avrebbe meritato di meglio.

Oh, beh, almeno non si prende troppo sul serio.

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