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Woodkid - The Golden Age

di Michele R. Serra
| News | Musica | Da ascoltare | 0 commenti

Ho la camicia giusta e il cappellino e la barba. Adesso posso cantare

Woodkid

The Golden Age

Green United Music

"Boys are meant to flee / And run away one day / When the golden age is over"

L'età dell'oro è finita. I ragazzi devono volare via dal nido, devono correre via.

Tutto sommato è abbastanza chiaro no? Il primo pezzo del primo disco di Woodkid (che nonostante il nome è francese di Lione) è una dichiarazione: crescere; via l'infanzia; diventare grandi.
Niente di particolarmente originale, in effetti. Roba che i cantanti cantano da sempre. Però Woodkid ha l'età giusta per trattare l'argomento con sincerità (trent'anni). E poi, lo fa in modo mega-elegante.

Dunque, eleganza: si dice sempre che l'abito non fa il monaco, ma sappiamo benissimo che non è vero. Woodkid è uno attento all'abito della sua musica, attento a quello che ci gira intorno: nasce come video-artista, ha girato per Rihanna, Katy Perry e altri cantanti pop, e infatti la sua musica assomiglia a una specie di grande colonna sonora, però più alla John Williams che alla Morricone. Quindi: aspettatevi esplosioni d'orchestra. Ma anche quel po' di elettronica che nel 2013 non guasta mai.

Le canzoni di The Golden Age iniziano spesso con delicate linee di piano, a cui presto si aggiungono gli archi, la voce, le batterie elettroniche. L'eleganza nulla toglie alla capacità di trasmettere l'angoscia adolescenziale (si dice così, no?). Poi, quando si tratta di scrivere parole, Woodkid sceglie metafore fiabesche/fantastiche, come a voler prendere le distanze da quello che vuole raccontare: percorso doloroso di accettazione di sé, del proprio essere e naturalmente della propria sessualità (giusto per svelare il già evidentissimo sottotesto). L'attenzione nei confronti  degli arrangiamenti è maniacale, e dal punto di vista tecnico nulla si può eccepire a un disco dallo stile immediatamente riconoscibile, persistente. E tuttavia un problema c'è.

La voce di Woodkid, che vuole evocare potenza e fragilità insieme, su arie pop-orchestrali-da-camera, inevitabilmente ti fa venire in mente Antony & The Johnsons. Peccato che il confronto con la voce di Antony Hegarty sia impietoso. Non esistesse Antony, nessuno esiterebbe a considerare quello di Woodkid un grande esordio. Così invece, hai la stessa sensazione di quando bevi caffè. D'orzo. Sembra la stessa cosa, e invece...

pop
francia
elettronica

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