10 Cloverfield Lane

di Michele R. Serra

Recensioni
10 Cloverfield Lane

Perché non bisogna aprire quella porta? Perché là fuori c’è qualcosa, che non è meglio precisato, ma è letale. Chi sarà stato a creare questa situazione in America? Forse i russi? Forse i terroristi? Forse gli alieni? Bè, visto che questo è il sequel di Cloverfield, potrebbe essere un’ipotesi mica troppo sbagliata…

Dunque. Si intitola 10 Cloverfield Lane, e dicono sia effettivamente il seguito di quel film che insieme a Paranormal Activity ha dato nuova linfa al genere del falso documentario/found footage/chiamatelo come vi pare. Ma alla fine no, non è un sequel: 10 Cloverfield Lane è stato girato quasi interamente prima di scoprire che sarebbe diventato il seguito di Cloverfield. Si tratta semplicemente del modo escogitato da quel geniaccio – del marketing, ancora prima che della regia – di J.J. Abrams, per vendere meglio il film. Abrams è il produttore, ma questa storia è quasi interamente farina del sacco del regista Dan Trachtenberg, che a 35 anni fa il suo esordio con un lungometraggio hollywoodiano. Ed è un signor esordio.

Il film doveva intitolarsi The Cellar, la cantina, perché si svolge quasi interamente in un interno piuttosto angusto, che non è esattamente una cantina ma un vero e proprio rifugio antiatomico. Così, a uno viene naturale chiedersi: ok che questo non è il seguito di Cloverfield, ma… dove sono i mostri che distruggono le città? Non ci sono, semplicemente. Perché questo, più che un seguito, è il contrario di Cloverfield.  Ma grazie ai tre attori che si portano in spalla il film, non si sente la mancanza di nessun Godzilla.

Uno dei tre attori in questione è John Goodman, che nella sua carriera non ha fatto spesso il cattivo, ma qui lo fa molto bene. Gli altri due sono Mary Elizabeth Winstead e John Gallagher Jr. (da The Newsroom). Il cast finisce qui, per fortuna non finisce l’abilità del regista, che inquadra tutto da vicinissimo, e rende questa storia ancora più clustrofobica.

Insomma, ancora una volta concludiamo che per fare un grande film non servono necessariamente i miliardi, basta qualche buona idea. Sarà un luogo comune, ma è vero.