12 mesi con Gino e Michele

di Caterina Balducci

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12 mesi con Gino e Michele

– Il libro che ti ha cambiato la vita, se esiste.
Gino: Il Gattopardo. Non perché mi abbia cambiato la vita, ma perché l’ho letto mentre la mia vita stava cambiando: in luna di miele.
Michele: Bar Sport di Stefano Benni mi ha spinto a scegliere di scrivere da professionista.

– Il libro che non ti ha cambiato la vita, anche se forse avrebbe dovuto.
G.: La Bibbia.
M.: Lettera a una professoressa, di don Lorenzo Milani, è stato fondamentale nella mia formazione di insegnante. Ma poi, ottenuta l’abilitazione, non ho fatto l’insegnante!
 
– Sei d’accordo con Pennac (Come un romanzo) sul diritto del lettore di non finire un libro?
G.: Il lettore, come il popolo, è sovrano. Non solo può non finirlo, ma anche buttarlo dal treno. Io l’ho fatto.
M.: Anche sul diritto di uno scrittore a non iniziarlo.

– Il posto più strano dove hai scritto.
G: Su una Renault nel 1978 attraversando la Turchia.
M.: Al trentaduesimo piano di un grattacielo nel cuore di Manhattan (Broadway). Ma era solo un racconto…

– L’orario preferito per scrivere.
G.: L’alba.
M.: Meglio di notte, tra le undici e le due. Se lo faccio di giorno, riesco a farmi aiutare: detto all’ottima Sara che sta al computer e mi sopporta. Ma soprattutto mi obbliga a non distrarmi.

– Inchiostro o tastiera?
G.: Tastiera oggi, ma in passato la penna dava più soddisfazione.
M.: Tastiera. Ma devo leggere e rileggere. Quindi spesso stampo, sbircio, correggo. E così ho risposto anche a quella dopo.

– Carta o digitale?
G.: Carta, la tastiera non fruscia e non profuma.
M.: Vedi sopra

– Facebook o Twitter?
G.: Tra i due, Facebook, ma mi hanno stufato entrambi.
M.: Tutte e due, fino a quando non mi stancherò. Il primo lo frequento un po’ di più, perché è diretto a amici e conoscenti che ho scelto. Il secondo è per comunicare in giro qualche cosa di lavoro o qualche pensiero che vuoi che circoli.

– Non potresti mai scrivere senza…
G.: Miles Davis, Kind of Blue.
M.: …chi mi leggerà. Non è vero che si scrive per sé stessi.

– Raymond Carver, maestro del racconto, diceva: “Mi piace il fatto che può essere scritto e letto in una sola seduta”, sei d’accordo?
G.: Sì, chi ha la sintesi ha un sacco di tempo per fare altro. E la vita è piena di altro.
M.: Amo i racconti per questo.

– Cosa ti piacerebbe portare nel 2013? E cosa lasciare?
G.: Porterei Gino Strada per fargli assegnare il Nobel per la Pace. Altro che UE!
M.: Portare serenità e sogni. Lasciare incertezze e noia.

– Un messaggio di auguri per il prossimo anno (chi ben comincia…) per gli/le smemorandiani/e.
G.: Forza ragazzi, fatevi coraggio e imparate a osare. Ricordate questa vecchia battuta: “Se Michelangelo non avesse rischiato avrebbe dipinto il pavimento della Cappella Sistina”.  Auguri.
M.: E’ molto semplice: un futuro di serenità e sogni, dopo un passato di incertezze e noia.