Film da Oscar: 1917

di Michele R. Serra

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A dispetto di tutti i discorsi sul cambiamento di prospettiva che Hollywood sta mettendo in atto, sul mettere al centro il punto di vista femminile, etc. etc… le nomination per gli Academy Awards della stagione 2019-2020 sono andate in massa a storie di maschi violenti: The Irishman (8 nomination), Joker (11), C’era una volta a Hollywood (10)… E cosa c’è di più virile che un bel film di guerra? Infatti, ecco 1917 di Sam Mendes: 10 nomination e quasi nessuna donna sullo schermo per due ore.

 

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Intendiamoci, nessuno sta dicendo che il regista di American Beauty e 007 Skyfall dovesse infilare a forza un contingente femminile nella prima guerra mondiale, in Francia, tra i soldati britannici in trincea dietro la Linea Hindenburg. È solo che alla fine 1917 ha tantissime nomination perché, bè, è il più classico film da oscar che possiate pensare: una storia di uomini e di eroismo, all’ombra della storia con la S maiuscola. Una produzione elegantissima, immagini da godersi sullo schermo più grande che avete a portata di mano. A dire il vero nella lista della spesa del film-da-oscar manca solo una grande star come protagonista, ma i due giovanissimi e inglesissimi George McKay e Dean Charles Chapman sono talmente perfetti da non farci notare la differenza.

Allora, com’è 1917?

Dunque, detto che 1917 si è guadagnato le sue nomination mettendo in piedi il più classico spettacolo hollywoodiano che uno possa immaginare, rimane un film discutibile: il trucco fondamentale attorno a cui tutto ruota, è l’unico piano sequenza che compone l’intero film, due ore con un piccolo stacco nero in mezzo. Un po’ come Birdman, qualche anno fa. E anche in questo caso, ovviamente, si tratta di un falso piano sequenza, ottenuto cucendo insieme tante sequenze più brevi, grazie agli effetti digitali.
È una scelta interessantissima, anche perché racconta tanto su come il cinema stia prendendo in prestito sempre più spesso pezzi di linguaggio dall’altro medium più importante dell’intrattenimento moderno, e cioè il videogame. Ci sarebbe da scrivere un libro solo su questo. Però allo stesso tempo questa estetica scava anche una distanza tra lo spettatore e i personaggi sullo schermo, che alla fine perdono la loro umanità e diventano solo ingranaggi del grande spettacolo hollywoodiano.
L’unica cosa che ci consola è la morale antimilitarista, e qualche sprazzo di ironia. Ma solo un po’.

Guarda qui sotto come è stato girato 1917, tra cineprese volanti e effetti digitali