#2 Dizionario minimo di slang spinto

di Marina Viola

Attualità
#2 Dizionario minimo di slang spinto

Lo slang è un linguaggio vivo e floreale, fatto di modi di dire che non lasciano spazio a fraintendimenti, per questo ecco a voi la seconda puntata del Dizionario minimo di slang spinto (la prima la trovate qui), che potrebbe esservi utili nel caso decideste di venire negli States. Si possono trovare molte delle radici dello slang nelle canzoni rap, scritte da artisti spesso neri e spesso nati e cresciuti in zone urbane povere dell’America, che diventano eroi agli occhi di milioni di ragazzini che sognano un futuro migliore del ghetto. Dalle canzoni rap, questi nuovi gerghi vengono prima usati in prevalenza dai ragazzi neri, ma sono velocemente assorbiti dal resto dei teenager. Si possono ritrovare i migliori idiomi slang nei licei cittadini, dove è molto importante essere: non troppo bianco ( WASP, cioè White, Anglo-Saxon, Protestant), non troppo bravo a scuola, e assolutamente all’avanguardia con i nuovi ritmi, le nuove mosse da sfoggiare in discoteca, e le nuove canzoni proposte da radio e televisioni.

Ma bando alle chiacchiere. Ecco a voi in esclusiva un dizionario minimo di slang americano:

SWAG: figo.. Il termine, alcuni dicono, è usato sia negli spiritual neri che nel rap. “That girl is swag” Swagger, un derivato di swag, è invece usato per descrivere il modo di camminare delle persone palestrate o che si sentono particolarmente fighe. Un macho, per esempio, “walks with swagger”.
CRUSTY: letteralmente vuol dire croccante, o con le croste, ma viene usato comunemente dagli under 20 per descrivere una persona sporca o schifosa. “That guy is crusty”.
THIRSTY: ia ripetizione di inglese vuol dire avere sete, ma per chi ascolta Kanye West, e in particolare la canzone Mercy, è la descrizione di una persona che cerca disperatamente un partner. Pare sia un termine molto in voga. Praticamente, ‘sti americani cuccano poco…
RATCHET: in italiano (imparo da Google) vuol dir dente d’arresto, che non ho la più pallida idea di cosa sia, ma so che non vuol dire diva, come invece lo interpretanto i ragazzi americani. Termine nato nel ghetto e quindi in zone urbane, viene usate per descrivere una persona che si crede Marilyn, ma invece è un cesso. Mi spiega urbandictionary.com (che consiglio di utilizzare per ampliare le vostre conoscenze di slang) che ci sono caratteristiche ben precise che definiscono una persona ratchet: deve essere donna, avere il blackberry, portare calze a rete e tacchi, avere capelli tinti male, essere grassotta, ascoltare musica rap poco apprezzata da chi se ne intende. Per noi, in pratica, una tamarra.
TWERK: più che descrivere una persona è usato per descerivere un modo di ballare, che deriva dal genere musicale omonimo. Pare sia necessario proporre uno sculettamento esagerato in perizoma con movimenti che similano in modo molto esplicito l’atto del penetrare. Un cugino lontano di Elvis the Pelvis, in poche parole. Eccovi un video tutorial, che spiega meglio di me, che non so fare neanche due passi di walzer.

Da qualche anno è nato anche un nuovo slang, che non nasce dalla musica, ma da Internet, e diventa quindi virale molto più rapidamente. La sua caratteristica sta nel fatto che non è necessariamente fatto di parole, ma di acronimi. Quindi se volete mandare sms ai vostri cugini d’America o volete cuccare su Facebook, eccovi alcune dritte che possono esservi utili:

YOLO: You Only Live Once (si vive una volta sola, o come dicono i più intellettuali carpe diem). Di solito lo si usa per giustificare un’imminente azione idiota, tipo bere dodici birre in un fiato, o mettere una puntina sulla sedia della prof di matematica. Deriva da una canzone del rapper Drake (mi dicono gli esperti).
KK (OK): Chiaro, conciso, neutrale.
IDK: (I Don’t Know) (Non lo so). Anche in queste tre lettere si può dire quasi con certezza che regna la neutralità.
IDC: (I Don’t Care) (Non me ne frega). Qui siamo già più sul chi va là, ma la situazione può ancora salvarsi.
JK: Just Kidding (scherzavo). Può starci.
STFU: (Shut The Fuck Up) (Un modo volgare per dirvi di star zitti). Se la tipa che cercate di cuccare su Facebook vi scrive STFU, non sta nascondendo nessun sentimento, e quindi dovete se non altro apprezzare l’onestà.
IDGAF: (I Don’t Give A Fuck) (Non me ne frega un cazzo). Vedi sopra.
GTG: Got To Go. (Devo andare). Se ve lo scrivono, vuol probabilmente dire che il cucador in voi non ha né colpito né affondato. Pazienza.