99 Posse: Comanda la gang, 30 anni di musica

di L'Alligatore

Le Smemo Interviste

Comanda la gang è il nuovo singolo dei 99 Posse, che con questo brano ironico e incazzato festeggiano alla loro maniera i trent’anni di musica. Sicuramente in linea con quello che hanno sempre fatto, come del resto il surreale video scritto e diretto da Mauro Ronga: parole infuocate contro i “nuovi” governanti richiamati sulle poltrone del potere in nome dell’emergenza covid. Pure la copertina dai colori classici combat-rock, disegnata da Davide Toffolo, non lascia dubbi.
Era il 1991 quando si formavano dentro il centro sociale occupato autogestito Officina 99, espressione genuina delle nuove culture urbane che trovarono una modalità di espressione perfetta nel rap e nel raggamuffin. I 99 Posse diventarono subito dei portavoce con le loro canzoni, poi nel 1993 l’esordio con l’album “Curre curre guagliò”, colonna sonora del film di Gabriele Salvatores “Sud”, Premio Tenco come migliore disco in dialetto. Tanti altri successi, canzoni, concerti, poi nuovi progetti autonomi dei componenti della band, quindi reunion, nuove canzoni, e sempre tanti, tantissimi concerti.
Anche per questa mancanza di live sento e vedo i 99 Posse veramente incazzati, ma capaci di reagire allo stato delle cose esistenti con parole e musica davvero ben calibrate.

Come è nato “Comanda la Gang”?
Dovreste chiederlo a Mattarella per avere una risposta più tecnica, per noi è stato un gioco che però in tempi brevissimi si è trasformato in una cosa seria… un po’ come la nostra stessa storia.

Perché questo titolo?
Perché è descrittivo e immediato. Adesso non comanda una gang, o l’altra, o l’altra ancora, o due sì e una no….
Ora comanda LA GANG.

È “solo” un singolo?… O uscirà presto un nuovo album?
Abbiamo deciso di festeggiare i nostri trent’anni di attività con continui atti di “vitalità”. Proviamo a festeggiare senza indugiare sul passato, ma tenendo la nostra esperienza viva nel presente e protesa verso il futuro. Ci saranno molti singoli, uno spettacolo teatrale, un docufilm e, qualora la Madonna di Montevergine dovesse volgere il suo pietoso sguardo nella nostra direzione, magari anche un tour. Poi alla fine dell’opera quasi sicuramente lo faremo il disco, ma solo alla fine.

Come avete pensato e con chi il video di “Comanda la gang”?
Il video è stato pensato e realizzato dal team di 56K e dal regista, Mauro Ronga. Noi lo abbiamo semplicemente approvato e recitato. Il soggetto che ci è stato proposto è stata la prima interazione della nostra canzone con “l’esterno”, e l’interpretazione tirata fuori dal cilindro da questo team di giovani professionisti e per giunta pure meridionali, ci ha non solo entusiasmati subito, ma ci ha anche dato un sacco di energia, e soprattutto ha dato al pezzo una ulteriore chiave di lettura, arricchendolo di nuovi e preziosi messaggi subliminali: “I bambini ci guardano e ci imitano”, “se ci comportiamo come bambini poi non possiamo lamentarci di essere trattati come tali” “bambini, ora basta giocare che arrivano i grandi”.

“L’Italia e la musica? Non se la passano bene”

Come se la passa la musica indipendente in Italia, tra un lockdown e l’altro?
C’è poco da scherzare. Noi siamo in lockdown duro da 15 mesi e ancora non si vede schiarire mattina. A me se mi ferma la stradale e mi chiede cosa ci faccio per strada, mi tocca rispondergli che sto andando a realizzare un audiovisivo per una diretta streaming, perché non siamo nemmeno considerati dei lavoratori in quanto musicisti

… e l’Italia, come se la passa?
L’Italia deve stare tranquilla perché adesso c’è il governo dei migliori, del cambiamento. Ogni singolo responsabile di ogni singolo disastro o sbaglio degli ultimi trent’anni di politica italiana, chiunque abbia già governato questo paese in questa o quella coalizione per almeno vent’anni più o meno consecutivi, è ora chiamato a porre rimedio al suo stesso operato, a invertire la rotta sotto la guida sicura ed esperta delle banche e di Confindustria che questa volta però si comporteranno bene e saranno equi e solidali perché ci sta pure il Movimento a fare da garante della legalitah e della moralitah, forte del fatto di essere l’unico tra i protagonisti di questo governo a non aver governato già con tutti gli altri negli ultimi trenta anni, perché è riuscito a farlo in soli due anni. Ce la faremoh!

“Il problema non è il virus, è il capitalismo”

Altro da dichiarare?
Il problema non è il virus, il problema è il capitalismo. È il capitalismo che ha creato tutti i problemi, le ingiustizie e le disuguaglianze che ora il virus sta solo rendendo evidenti. È il capitalismo che ha creato il virus, conseguenza logica dello sfruttamento indiscriminato del pianeta, dei lavoratori e dei consumatori a uso e abuso delle aziende e della logica del profitto. Il capitalismo è esso stesso il virus: è la principale causa della diffusione del contagio, se ne dichiara la principale vittima, si autoelargisce il ristoro, e riesce pure a lucrare sul disastro, con l’antico business dell’emergenza.

Il capitalismo uccide, lo ha sempre fatto e si ripropone di reiterare. Uccide sul lavoro, in ospedale, nelle guerre, nelle stragi e pure in strada, mentre spingi la macchina, come Adriano, il “pianista rider”, e come tutti gli altri rider e gli altri lavoratori che non è che siccome non erano pianisti, ora sono meno morti. Il capitalismo tende ad affamare e soggiogare chi vive ai margini, e a reprimere con ferocia chi lo combatte, senza badare al fatto che sia un musicista, un onesto lavoratore o un morto di fame qualsiasi, e senza badare al fatto che in giro ci sia un virus, o tanta voglia di ricominciare, e per questo il nostro, più che un posto di lavoro è, da sempre, un avamposto di guerra che l’emergenza covid ha solo reso più sanguinosa. Il salario, la casa, le utenze, la salute, i trasporti, garantiti, per tutte e tutti, li vogliamo da trent’anni e ce li prendiamo da altrettanti, ognuno come sa e ciascuno come può.

Per il resto, gli spazi sono vuoti, i centri commerciali sono aperti e le carceri sono piene. E non è il covid. È la deriva degli ultimi quarant’anni di politiche volte ad arrivare proprio qui, oggi. Il covid è solo un fastidioso incidente di percorso ma anche, a quanto pare, una grossa opportunità per i soliti noti. In una parola: è il capitalismo, baby.