A Dangerous Method

di Alessia Gemma

Recensioni
A Dangerous Method

1) Che se hai già visto nel 2002 Prendimi l’anima di Roberto Faenza, questo te lo puoi pure risparmiare.

2) Che se hai preferito la versione di Faenza però non puoi dirlo perché c’è sempre qualcuno che ti dice: “Ma… ma… stiamo parlando di Croooooonenberg, hai capiiiiito?” oppure “Ma… ma… stai parlando di Faenza… hai capiito?”

3) Che se con te c’è un amico che si atteggia a intelletualino e si addormenta al 5° minuto con la bocca aperta, allora il film ha veramente qualche magagna insormontabile.

4) Che se il tuo amico intellettualino apre un occhio solo per dire: “avrei preferito vedere Drive, quello con la macchina e il martello…”, allora il film è più per un pubblico femminile.

5) Che non basta essere bella e secca come Keira Knightley, l’attrice protagonista, per nascondere il fatto che la parte della pazza geniale ninfomane è veramente difficile e impegnativo: non basta insomma digrignare i denti e tendere le mani in modo nervoso per tutto il film ammorbando il pubblico.

6) Che, mi sa, nel film Jung fa la figura del tonto: sembra solo uno che s’innamora follemente di una solo per la sua diciamo bizzarra e intraprendente sessualità, ignorando per questo per sempre la bella moglie che se lo tiene triste e depresso per tutta la vita, sfornando figli per riprenderselo. Alla fine il poveraccio confesserà in lacrime alla conturbante amante, quando lei non sarà più sua, che è stata il più grande e bellissimo amore della sua vita… ma noi in sala per tutto il film abbiamo solo visto, anche con una certa morbosità lo ammetto, lui che la sculaccia e basta, neanche un bacino… sempre vestito oltretutto. Rimanendo quindi anche con il dubbio: ma poi fanno all’amore o non fanno mai all’amore?

7) Che i film in costume rimandano sempre un po’ alla fiction in prima serata Rai. Anche se i costumi sono molto belli.

8) Che la femmina intelligente riesce a fregare l’uomo più geniale (Sabina, oltre a turbare non poco Jung, ribalterà anche le teorie di Freud).

10) Che il sesso troppo appagante poi ti turba troppo a lungo (forse Freud pensava il contrario).

11) Che tanto si rimane sempre nel dubbio: meglio metterle o meglio non metterle le corna? Anche se sei Jung.

11) Che Vincent Cassel in versione psichiatra libertino tossicodipendente con barba è irresistibilmente irresistibile, anche se pensi con tutte le tue forze alla pubblicità dove guarda in camera e con serissimo piglio da cretino dice che il lusso è un diritto.

12) Che se Jung non riesce più a curarti, c’è sempre un Freud dietro l’angolo pronto ad accoglierti.

13) Che alla fine tra Sabina Spielrein, la bella protagonista svalvolata, e Jung, il confuso psichiatra, in cura doveva andarci lui.

14) Che se la frase chiave deve essere quella che pronuncia Jung: “Talvolta bisogna compiere qualcosa di imperdonabile per continuare a vivere!” e per tutto il film questo qualcosa di imperdonabile sarà una folgorante attività sessuale, allora c’è qualcosa di morboso e di tremendamente noioso in tutto il film, che ti fa rimpiangere Faenza. (E mo’ l’ho detto, cavolo!)