A.A.A. Carneficina aziendale offresi

di Vera Trama

Recensioni
A.A.A. Carneficina aziendale offresi

Siate sinceri: quante volte vi è capitato di invidiare i vostri colleghi di lavoro perché andavano a godersi una gita aziendale all’insegna dello svacco e del relax mentre voi eravate costretti a un’overdose di caffè e straordinari per sbrigare le vostre abituali mansioni quotidiane e coprire anche quelle di chi, nel frattempo, si stava beatamente divertendo alla faccia vostra?

Bene: da oggi non dovrete più invidiare nessuno. Anzi, quando vedrete partire il pullman con tutti i vostri ‘adorati’ colleghi dentro – specialmente se è diretto in Ungheria – vi basterà aspettare che gli eventi facciano il loro corso e prepararvi ad approfittare dell’improvvisa strage (irreversibile) di risorse umane che si consumerà di lì a poco per puntare finalmente alla promozione che state aspettando da anni…

E’ questo, in sintesi, il soggetto di Severance – Tagli Al Personale, grottesco b-movie britannico del 2006 diventato un piccolo cult in Inghilterra e più volte annunciato e rimandato anche in Italia fino alla sua uscita ufficiale, avvenuta soltanto lo scorso 21 settembre.
E sarà stata forse l’attesa così lunga ad amplificare le aspettative nei suoi confronti che alla fine è difficile trattenersi dall’etichettarlo come una mezza (se non intera) delusione, ibrido malriuscito tra satira politica, humor macabro e splatter che non mantiene pienamente le promesse su nessuno dei tre piani e si trascina meccanicamente per un’ora e mezza nel piattume tipico di tutti i prodotti di genere.
Intendiamoci: lo spunto di partenza, valorizzato una volta tanto dall’ottimo sottotitolo dell’edizione italiana, vale di per sé un plauso a parte. L’idea di imbandire al killer di turno – che in questo caso non è soltanto uno, ma non sveliamo nient’altro… – una tavolata sacrificale di vittime umane senza pescare nell’abituale e striminzito stereotipo del «superfigo decerebrato yankee» bensì in quello dei più comuni clichè aziendali non è male, anche per il senso di identificazione che suscita nello spettatore verso determinate personalità e determinati comportamenti. C’è, per esempio, il classico «zerbino signorsì» che cerca di equilibrare la propria sconfinata inettitudine mostrandosi sempre sorridente e disponibile con tutti; c’è lo «yuppie rampante» con manie di protagonismo che non accetta di non occupare un posto di preminenza nella gerarchia istituzionale; c’è la «femme fatale» che sfodera tutte le sue abilità ‘professionali’ soltanto quando la situazione si fa sufficientemente ‘intima’; c’è il «boss motivazionale» che ricorda a tutti quanto sia indispensabile il “gioco di squadra” nell’ottimizzazione della propria produttività e c’è il «nerd acido» in perenne trip da allucinogeni che mescola genio e sregolatezza fino alle più estreme conseguenze.

Non da ultimo, l’azienda a cui si fa riferimento è leader mondiale nella produzione di armi, ragion per cui Severanceavrebbe potuto/dovuto spingersi ben oltre quelle due battute e situazioni minimamente comiche che mette in scena lasciando, invece, carta bianca ai canonici squartamenti di rito, per giunta filmati senza grosse concessioni allo splatter più esplicito.
Un’occasione persa e una promessa tradita, che ci auspichiamo venga raccolta in futuro da qualcun altro in grado di darle più spessore e più spina dorsale. Del resto si trattava di una sorta di esperimento: adesso, solo perché non ha funzionato, non è detto che si debba per forza ritornare all’abituale e striminzito stereotipo del «superfigo decerebrato yankee»…

SEVERANCE – Tagli Al Personale, di Cristopher Smith con Claudie Blakley e Toby Stephenshorror
– Consigliato a chi: ama gli slasher movies senza porsi troppe domande su quanto siano o meno dotati di un plot solido e di personaggi ben caratterizzati
– Sconsigliato a chi: lo aspettava da mesi ritenendolo la boccata di ossigeno di cui il genere horror aveva bisogno dai tempi di Scream