Sono io Amleto: il libro-diario di Achille Lauro

di Alessia Gemma

Recensioni


achille-lauri-sono-io-amletoSono io Amleto, il libro s’intitola così perché “la tragedia diventa opera di successo” (se vuoi comprarlo, clicca qui), spiega Achille Lauro alla presentazione del libro a Milano, davanti a centinaia di ragazzi in fila per il firmacopie e per vederlo, osservarlo. Carismatico, tenebroso e poi anche simpatico e molto romano. Un look da paura con tuta blu slim e scarponcini neri. Tatuaggi ovunque. Occhi intensi e labbra carnose su un viso emaciato: “Ragà, non dormo mai, massimo 3 ore a notte. Io non mi fermo”. È evidente che le ragazze lo amano.

Un libro diviso in 3 parti: la biografia di Achille Lauro; i racconti e le riflessioni dei suoi amici e di suo fratello; 23 opere di artisti contemporanei street e psichedelici che illustrano e completano la narrazione rendendola un trip. Si mormora che questo libro sia un po’ la sceneggiatura del docufilm che sta girando proprio Achille Lauro da regista: “voglio raccontare il passato, dove nascono le nostre influenze; il presente: come lavoriamo e di come siamo maniaci del dettaglio; il successo: ORA! Sono mega contento, stiamo lavorando alla musica più figa mai fatta!”. Parla al plurale raccontando il suo libro che in effetti è una storia di relazioni e di amicizie significative (nel bene e nel male) in uno scenario di solitudine e individualismo lancinanti. “La tristezza è il motore dell’arte”.

Impressiona e coinvolge leggere da dove e come sia partito Achille Lauro, di quanto a volte siano devastanti i rapporti familiari, di come il Trap non arrivi più dal ghetto, dal basso, dalla povertà ma spesso nasce in seno a famiglie borghesi (il padre di Achille Lauro era un avvocato, frustrato ma avvocato, la madre badava alla casa e poteva accogliere anche altri ragazzi che avevano bisogno di una mano. Achille e il fratello, poverissimi di amore, ebbero comunque modo di godere di un appartamento dei genitori a Roma dove andarono molto presto a vivere da soli). “La mia famiglia era scioccante. […] sembrava che nessuno fosse al posto giusto, che nessuno provasse quello che doveva provare”. Disagio non economico ma sentimentale.

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Collodi es un mason di Desiderio (2017). Pag. 30-31

Colonna sonora del libro è un motivo sempre triste e incazzato e molto introspettivo, quello di Achille Lauro o di amici come Coez: “[…] noi bambini chiusi nelle macchine dei più grandi. ascoltavamo Gli Angeli di Vasco Rossi

Tutto il racconto è profondo, così profondo da essere spesso buio e anche “amarsi è ammalarsi qua giù”.

Leggendo il libro pare che il grande talento di Achille Lauro oltre la sua musica sia stata la capacità di salvarsi il culo, di non sprofondare, di prendere la rincorsa per decollare ed elevarsi dalla merda dove lui e il fratello sono cresciuti. “I miei occhi non rispecchiavano più niente là fuori, erano troppo incavati e se vedevano qualcosa non si soffermavano, non mi riguardavano, questo mondo mi era indifferente (ancora non distinguevo odio e indifferenza). Facevo una vita introspettiva, rovesciata: per me l’inconscio era fuori.

La scrittura ossessiva come compagnia e sfogo fin dai 9 anniScrivevo roba introspettiva, molto personale, ero ispirato. Sapevo come non volevo diventare. Chi non volevo essere. Come mio padre e mia madre”. I demoni imprigionati nei fogli. “Ma non sapevo se fossi pazzo, geniale, orribile o da compatire”. Caos. Inferno è il titolo del capitolo dove si tocca l’infelicità di Achille Lauro tutta fatta dai suoi genitori.

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Chernobyl series Big Grasshopper di Desiderio (2009). Pag. 17

Questo libro è la confessione di un ragazzo di successo, di un pusher, di un egoista, di un uomo tormentato da sé stesso, di un artista, di un cantante di Trap, di un cattivissimo esempio, di un ragazzino che ha sofferto per colpa di adulti troppo piccoli. Una storia di abbandono e di sfida. La descrizione di quanto la rabbia possa arrivare ad uccidere.

Questo è un libro che dovrebbe essere letto anche e soprattutto dalle madri e dai padri e da chi non ne sa niente di queste faccende di Trap perché parla la lingua e  le emozioni dei figli di adesso, racconta del perché si arrivi a farsi di merda e si senta il bisogno di avere, di possedere, del soldo. Parla delle conseguenze della troppa distanza tra adulti e ragazzi. Parla del dolore di un ragazzo e della sua reazione.

I cantanti di Trap, che non condizionano né deviano i ragazzi, ma danno loro forse uno sfogo e una forma al disagio: tutto il dentro che si fa parola, s’incazza esce tra le note ed evapora come una boccata di fumo sui gradini della scuola con uno stereo mega e tra amici in silenzio.

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The Basics di Matteo Guarnaccia (2016). Pag.23