Adios Cuba. E via andare (sul letto volante)

di Alessia Gemma

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Adios Cuba. E via andare (sul letto volante)

L'Havana, Cuba, agosto 2012. Foto Alessia Gemma

Agosto 2012. Un anno fa. Arrivare su un’isola dove capisci che non possono uscire perché è vietato e perché in tasca non hanno i soldi, a te che stai viaggiando libero, fa strano e a vedere quelle scarpe appese senti la liberazione, la speranza e pure la grande malinconia di chi ci può finalmente provare ad andare.

bambini – bigodini fatti con il rotolo di carta igienica – donna con il pizzetto – acquazzone – carnevale ad agosto – l’areatore scassato di Juan….

Il 14 gennaio 2013 poi hanno aperto l’isola e i cubani possono andare grazie a una cosa che si chiama riforma migratoria, grazie a un coso che si chiama passaporto. Certo, ora i cubani devono fare la fila, tanta, se vogliono andare, dietro a tutti quelli che vogliono uscire. Ma loro, l’ho visto, sono abituati a fare la fila, pazienti, anche solo per due palline di gelato, fragola e cioccolato, alla Coppelia. Ovvio, devi avere i soldi se vuoi andare lontano, per fragola e cioccolato basta 1 Cuc. E Cuba è così lontana che a molti quei pochi pochissimi soldini non basteranno, ovvio. L’ho visto.

L'Havana, Cuba, agosto 2013. Foto Alessia Gemma

coccodrilli nella fontanella di casa – “hai visto il brasile?” “no, noi cubani non possiamo uscire, solo cuba” – pan perduto a colazione – mango – papaya…

Quindi per qualcuno non cambierà proprio nulla, ma per tanti sarà una rivoluzione, un’altra. Almeno della testa: Il Viaggio. “Ora potete andare” hanno detto a quei ragazzi che abbiamo conosciuto laggiù e che chiedevano a me e Luca come fosse Roma, come ci stessero chiedendo come fosse la vita. Ce lo chiedevano con così tanta curiosità che noi c’impappinavamo.

il cesso di Juan, L'Havana, agosto 2012, foto Alessia Gemma

riso e cannella – ti aggiusto il vecchio ventilatore – ventilatori in spiaggia – spiagge affollate – sabbia bianca – platano fritto…

Mi faceva così pena e rabbia saperli rinchiusi in quel paradiso. Perché io sono abituata così: a poter andare. Anche quando non ho i soldi io so che posso andare. Loro lo devono imparare adesso. Oltre il confine ci sarà anche la delusione, fa parte del Viaggio e della Libertà però.

Remedios, Cuba, agosto 2012, foto Alessia Gemma

I cubani non usano internet, poco, è caro e in parte censurato. I cubani certi libri non li trovano e di giornali ne hanno due, quelli del Gobierno. I cubani sono abituati a viaggiare accogliendo: loro che non possono andare ospitano te che arrivavi in casa loro: una stanza per due in genere 20 Cuc, la moneta per te che arrivi. Se vuoi il pranzo e cena, quelli con fagioli e riso sicuri e i frutti del paradiso ancora qualche altro Cuc. Tu viaggi in Cuc, loro vivono in Pesos. I tuoi Cuc sono il loro primo passo per il viaggio da fermi. I Cuc sono il tuo primo e a volte unico contatto con loro nella loro terra.

taxi collettivi del pueblo – targa gialla – pane e panettieri – torti di zucchero colorato – banane – Luis il tassista 52579922 – le donne – gli uomini…

I cubani hanno un’istruzione ottima, quella che il comunismo gli ha garantito gratis, a discapito di tanto altro. Bisogna scegliere a volte. In questo per me stava la violenza nei loro confronti: rendergli la mente autonoma in un corpo confinato. Il loro unico viaggio mi sembra sia il ballo, il loro unico viaggio mi sembra sia il sesso.

La Ilusion, uno spaccio a Remedios, agosto 2012, foto Alessia Gemma

Sono salita sui loro “autobus”: camion arrugginiti come quelli che noi usiamo per le bestie. E ora io penso a come sarà per qualcuno di loro vedere la metropolitana. E provo invidia, per la scoperta.

La scoperta. I ragazzi di Cuba che ci chiedevano come fosse Roma vedranno il mondo con l’intensità di quegli occhi neri che sono stati educati al minimo indispensabile. Chissà se gli farà schifo? Chissà che penseranno. Secondo me qualcuno piangerà. Lo spero un po’!

I Cubani che ce l’hanno fatta ad andarsene a Miami, o i reietti delle carceri che Castro mandò per “scherzetto” contro i gringos, non sono così belli come gli isolani. Sembrano sporcati. Li ho visti, in quei resort caraibici e abusivi dove confinano i turisti e dove vedi spiaggiata la Revolución.

Hotel Ambos Mundos quello di Hemingway, L'Havana, agosto 2012, foto Alessia Gemma
Così di mondo senza mai aver visto il mondo se non quello di passaggio nelle loro casas particulares, me l’immaggino ora scorrazzanti per il mondo in sella alle loro bici taxi, con i pedali duri, o sui loro macchinoni anni ’50 o navigando nella loro nave dell’olvido, la dimenticanza.

La nave della dimenticanza! Callejon de Hamel, universo fantastico di Salvador Gonzalez, L'Havana, Cuba. Agosto 2012. Foto Ale

 

L’Italia per loro era una telenovela, la tv di sera, la sedia a dondolo e il ventaglio i loro mezzi per arrivarci tutte le sere. Cuba libre ai turisti.