Adolescenti e ISIS: A mani nude

di Veronica Monaco

Attualità
Adolescenti e ISIS: A mani nude

Non siamo in Medio Oriente ma in Germania, più precisamente a Wiesbaden, capitale dell’Assia, dove un Imam tedesco e un regista teatrale ogni giorno lottano per strappare ragazzi dai 16 ai 21 anni alle maglie della propaganda islamica. Li chiamano returning fighters (combattenti di ritorno): un nome che fa paura, ma che qui ha il volto di adolescenti di seconda e terza generazione che guardano alla Siria e al terrorismo come all’unica alternativa di riscatto.

Entrare con le telecamere in un carcere è difficile. Ancora di più in un riformatorio, dove sono coinvolti minorenni. Finora il Ministero della Giustizia tedesco e i responsabili della struttura penitenziaria non avevano permesso a nessuno di riprendere volti e voci di una storia che valeva la pena di essere raccontata.

Il merito va a Stefano Obino e al suo documentario A mani nude – Bare-Handed. Fighting the Islamic State (produzione TFilm). Insieme a Tania Masi e William Chicarelli, il regista è al lavoro per mostrare attraverso riprese esclusive la radicalizzazione in carcere e le difficoltà di chi cerca di sradicare da giovani menti le radici dell’odio e dell’intolleranza attraverso una diversa lotta al terrorismo.

Una sfida a favore della multiculturalità a cui si prestano quotidianamente Martin Meyer Husamuddin, tedesco convertito all’islam e diventato Imam, e il regista teatrale Arne Dechow. Mentre nel frattempo l’Europa cerca di fronteggiare, con scarsi risultati, terrorismo e migrazioni.

Per sostenere il documentario è attiva una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Indiegogo, che servirà a finanziarne la presentazione ufficiale all’East European Forum di Praga, dove il team di Bare-Handed – A mani nude potrà trovare i fondi necessari per ultimare il progetto.