Aedi Ha Ta Ka Pa

di L'Alligatore

Recensioni
Aedi – Ha Ta Ka Pa

Gran bel gruppo questi Aedi, con le idee belle chiare, forti e determinati così tanto dall’andare a cercarsi una label polacca, la Gustaff, per questa loro seconda uscita, e avere come produttore artistico niente meno che Alexander Hacke degli Einsturzende Neubauten, una garanzia per l’alternative-rock più vero e più puro d’Europa.

Il titolo del disco è un nonsense, per sublimare la rabbia dovuta al furto degli strumenti avvenuto a Roma dopo un loro concerto l’undici febbraio del 2011. Così, per scherzo, hanno deciso di fare uscire lo stesso undici febbraio del 2013 questo “Ha Ta Ka Pa”, mantra che ricorre spesso nei loro nove pezzi. Pezzi isterici e di pancia, canzoni gridate, ma a volte rilassate, con momenti di beatitudine punk che in Italia non senti così spesso.

Un disco godibile dalla testa alla coda per le accelerate e le stasi, i momenti decisamente forti, per certe eteree melodie che restano. Personalmente ho apprezzato molto il trittico emotivo e acido “Tomasz”, dedicato ad un amico violinista polacco (inizia con Celeste da sola, voce piano, per poi farsi strozzare dal ritmo e gridare senza perdere la tenerezza), la più dura “Yaka”, con un tormentato inizio di violino, una voce poi ispiratissima e il suono dei bidoni presi in prestito da una fabbrica,  l’onirica “Prayer of Wind”, perla del cd: farfisa e voce melodiosa che si sdoppia, un inno fantastico e dilaniante alla psichedelia.

Registrato in quel di Mondovì nell’inverno del 2012, al freddo, sotto la neve, rappresenta per gli Aedi un bel punto di partenza e qualcosa da portare il più possibile in giro. Numerosi infatti, i concerti in tutta Italia e anche fuori per la band marchigiana, sintomo di una capacità e voglia di suonare che merita di essere premiata. Prendeteli vivi.