Alice in Wonderland

di Michele R. Serra

Recensioni
Alice in Wonderland

Almeno nella versione originale, quella scritta a metà Ottocento dall’inglese Lewis Carroll. Il racconto che noi conosciamo, non è certamente quello di Carroll: piuttosto, quello di Walt Disney, 1951. Quando l’Alice di Disney uscì nei cinema ai suoi tempi, fu un fiasco: non piacque né al pubblico né alla critica, che evidentemente aveva gli occhi foderati di prosciutto. Ecco, spero tanto di sbagliarmi anche io. Ma la nuova, ultima versione 2010 di Alice nel paese delle meraviglie, mi è sembrata proprio uno dei peggiori film della premiata ditta Tim Burton/Johnny Depp.

Anche Tim Burton, come tutti i registi che l’hanno preceduto, non ha portare al cinema una trasposizione letterale di Alice’s Adventures in Wonderland: ha fatto un mix, del racconto originale con il suo seguito (Attraverso lo Specchio), e poi ne ha amplificato gli aspetti più fantasy. Niente di male, fin qui, per carità.

Facciamo un piccolo riassunto: la Disney aveva fatto Alice 50 anni fa, oggi ne produce una nuova versione e l’affida a Tim Burton, l’uomo che ha saputo affascinare il pubblico con le sue fiabe moderne, fantastiche e visionarie. Proprio le caratteristiche di Alice. E poi, c’è Johnny Depp che fa il cappellaio matto (e chi meglio di lui!), e ancora Alice non è una bambina ma una bella ragazza, una gran bella ragazza, l’esordiente attrice australiana Mia Wasikowska (wow!). Dunque, tutto bene? No.

Il film è proiettato anche in 3d, cosa assolutamente inutile: andarlo a vedere in una sala “normale” è praticamente uguale. Forse perché il Paese delle Meraviglie immaginato da Tim Burton non è poi tanto meraviglioso, spesso piuttosto simile alla Pandora di Avatar. Non che gli effetti speciali siano brutti, tutt’altro: i personaggi sono fantastici, lo Stregatto e la Regina cattiva in particolare. Ma dietro la bellezza estetica del film ci sono poche sorprese, e c’è poca sostanza. La cosa peggiore? La storia, che pian piano ci trasporta dal Paese della Meraviglie a un altro posto che assomiglia molto di più a Narnia, o alle Terre di Mezzo. Il risultato? Un polpettone sconclusionato, che promette tanto, mantiene poco e non riesce a emozionare davvero neanche per un minuto.

Il suo compito Tim Burton l’ha eseguito, ok. Ha rifatto Alice, cinquant’anni dopo, per la Disney, con un sacco di computer grafica, effetti speciali e Johnny Depp. Ma il cinema è fatto di emozioni, prima che di belle immagini. E qui sembra proprio che il cuore, Tim Burton, l’abbia lasciato a casa.