Tutto su Alita, dal manga al film

di Michele R. Serra

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Tutto su Alita, dal manga al film

Alita l’angelo della battaglia è un manga ambientato nel più classico futuro distopico: la protagonista è un cyborg con corpo robotico e cervello umano che non ricorda nulla del proprio passato (a parte che è in grado di padroneggiare la leggendaria arte marziale del Panzer Kunst). Viene ritrovata un dottore nella città la cui unica funzione è fungere da discarica per Salem, la metropoli sospesa tra le nuvole dove vivono gli umani ricchi. In questo futuro lontano pochi ancora conservano intatto il loro corpo originale, mentre gli altri sono diventati mostruosi cyborg.

Alita Battle Angel nella versione originale si chiamava Gunm, ma ovviamente, visto che è un nome impossibile da pronunciare, per la versione occidentale l’hanno cambiato.

Gunm viene pubblicato per la prima volta nel 1993 sulla rivista antologica giapponese Business Jump. Viene da pensare: cosa c’entra il business con la storia postatomica-cyberpunk di un’androide guerriero femmina? Ovviamente niente, però in Giappone ci sono riviste di fumetti letteralmente per ogni, come dire, target di pubblico. E il target di Business Jump erano evidentemente i colletti bianchi, trentenni in carriera che dovevano distrarsi dallo stress del lavoro. Non so bene con che criterio i dirigenti della casa editrice Shueisha abbiano deciso che Alita era il prodotto giusto per quel target, ma tant’è.
Come spesso capita in Giappone, tra l’altro, gli autori dei nuovi manga sono autori molto giovani, che magari non hanno grandi esperienze, ma spesso hanno un talento mostruoso. Esattamente il caso di Yukito Kishiro, che ha 26 anni quando viene pubblicato il primo episodio del suo manga. Nonostante sia già talentuosissimo (è chiaro dal modo di disegnare, di scegliere le inquadrature, dal taglio delle vignette), Yukito è giovane e un po’ insicuro. Perciò decide di creare una serie fatta di tante storie più o meno autoconclusive, che solo una volta lette una dopo l’altra si uniscono a comporre un quadro più grande. Dice che aveva paura che da un numero all’altro quelli della casa editrice gli cancellassero la serie, e quindi non voleva lasciare i lettori con una storia in sospeso. Il risultato fu che il dividere la storia in tanti racconti era perfetto per far sì che le storie di Alita potessero essere comprensibili anche da chi non aveva seguito le puntate precedenti. Questo divenne un grande vantaggio, che faceva crescere i lettori a ogni numero.

La cosa più importante però era la qualità. Sia della realizzazione grafica (in ogni numero c’erano pagine e pagine di scene d’azione davvero meravigliose, e i giapponesi hanno uno standard molto alto sulle scene d’azione) che della storia: i personaggi erano profondi, e l’ambientazione fantascientifica/postapocalittica (tra l’altro con risvolti politici molto chiari, perché insomma la città dei ricchi che fluttua nel cielo e i poveri che scavano nei rifiuti sotto…) oggi può apparire quasi scontata, ma 25 anni fa non era così scontato che un editore investisse su un fumetto di questo genere. Lo stesso Kishiro racconta di aver proposto Alita ad altri editori, che però avevano rifiutato il fumetto perché le storie di fantascienza di quel tipo secondo loro “non sarebbero più andate di moda nel fumetto giapponese”. In realtà poi sappiamo benissimo che la fantascienza a fumetti giapponese è stata ed è tuttora floridissima.
Più di tutto, però, il manga di Alita è l’inquietudine che ti mette addosso vedere disegnati questi corpi cyborg, anche se sono corpi bellissimi come quello della protagonista. Quello della commistione tra uomo e macchina è un tema fondamentale della fantascienza da decenni, e Alita lo racconta in modo meraviglioso, soprattutto perché la sua missione è proprio quella di riappropriarsi della sua umanità. Naturalmente prendendo a mazzate chiunque si pari tra lei e il suo obbiettivo. Se no che divertimento ci sarebbe?

Alita adesso è anche un film diretto da Robert Rodriguez, è nelle sale, ed è davvero tutto quello che un’opera di grande fantascienza può essere nel ventunesimo secolo. Amore, tecnologia, effetti speciali, una finestra sul futuro del cinema che ha abbattuto ogni barriera tra reale e digitale, un epico racconto di empowerment femminile, una distopia politica che mette in scena tutte le ansie che la nostra epoca porta con sé: il divario economico tra le persone porterà alla guerra? La stessa guerra distruggerà la Terra e la civiltà come la conosciamo? Temi complicatissimi, tanti, racchiusi dentro una grande avventura pop.

Il film si può vedere anche senza aver letto una sola pagina del manga di Yukito Kishiro, ma se vi venisse invece voglia di leggerlo, è uscita da poco la cosiddetta Panzer Edition, raccolta definitiva edita da Planet Manga: tre volumi che contengono tutta la saga, duemila pagine e spiccioli (se vuoi acquistarli, clicca qui).