And the winner is…

di La Redazione

Recensioni
And the winner is…

Hanno chiesto loro di raccontare un momento di crisi e di come ne sono usciti grazie all’aiuto di una figura importante, di un incontro imprevisto, di un libro … Ecco come hanno risposto gli studenti al concorso “Se chiudo gli occhi vedo che… “ rivolto ai giovani spettatori del film di Vittorio Moroni “Se chiudo gli occhi non sono più qui”, che ha come protagonista un sedicenne con la passione per l’astronomia e una vita difficile. Orfano di padre, è costretto a lavorare in un cantiere edile con il patrigno, un caporale che gestisce manopopera clandestina. I loro elaborati sono stati valutati da una giuria di professionisti del settore artistico e scolastico composta dal regista Vittorio Moroni, l’attore Giuseppe Fiorello, Vinicio Ongini del Ministero dell’Istruzione, Nico Colonna di Smemoranda e la cantautrice Malika Ayane. La classe vincitrice parteciperà ad un workshop sul cinema con il regista del film Vittorio Moroni e lo sceneggiatore e montatore Marco Piccarreda. Il risultato del contest – promosso dall’agenzia Lo Scrittoio in media partnership con Smemoranda – sono una serie di racconti amari e inquieti, dove però c’è sempre la luce fuori dal tunnel. Come nell’adolescenza, del resto. Ecco la classe vincitrice:

Liceo Scentifico Alegretti – Vignola (MO) – 2A, di Alessandro Sinibaldi 

‘Mamma, posso andare da Edo?”. ”Sì però torna prima delle sette, che fa buio”. Presi la mia giacca dall’attaccapanni, mi infilai le scarpe e mi precipitai in strada, pronto per andare a passare un fantastico pomeriggio dal mio amico. Giocammo alla play, facemmo merenda e ci scambiammo carte di Yu-Gi-Oh. Tornai a casa verso le sei e mezza e decisi di leggere un po’ il fumetto di Topolino che mia zia mi aveva comprato, nell’attesa che mio nonno cominciasse a preparare la cena e i miei tornassero dal lavoro. Prima di stravaccarmi sul divano, mi levai il tutore alle gambe: stavo attraversando il ” morbo di Perthes”, una malattia al femore, che imponeva di portare questo maledetto aggeggio posizionato sopra le cosce. Quella sera andai a letto presto: verso le nove. Appoggiai la testa sul cuscino e chiusi gli occhi. Stavo quasi per addormentarmi quando udii una voce nella mia testa. Subito dopo ce ne fu un’altra, e poi un’altra, e poi un’altra ancora. Ora ne sentivo tante. Erano voci che mi inquietavano: non riuscivo a capire cosa dicessero, ma avevano un tono così triste e oppressivo che non mi facevano prendere sonno. Dopo circa mezz’ora che ero sveglio nel letto, decisi di alzarmi e andare in casa a guardare un po’ di televisione: forse mi avrebbe aiutato a non pensarci e avrei finalmente dormito tranquillamente. Verso le undici tornai a letto, ma anche questa volta non ci fu verso. Avevo sempre quelle maledette voci in testa. Quella notte la passai in bianco. Il giorno dopo non avvisai i miei genitori perché pensai che si trattasse di un comune incubo, ma quelle voci mi perseguitarono anche quella notte, e anche la notte dopo, e quella dopo ancora. Decisi di dirlo a mia madre. ”Ma non è che è solo un incubo?” domandò lei. ”E’ da un po’ di notti che le sento ” risposi io. ”Cosa dicono? ”. ” Non si capisce. Bisbigliano qualcosa, ma sono angoscianti”. ”Forse è un periodo in cui stai crescendo e sei stressato, comunque quando non riesci a dormire, svegliami. Passerà, tranquillo”. In effetti ero un po’ stressato. La malattia mi opprimeva: era brutto vedere i propri amici correre e giocare a calcio come dei matti, mentre tu dovevi restare controllato se no la sera ti facevano male le gambe. D’altra parte io mi scatenavo lo stesso, al costo di patire un po’ di dolore. Ritornando al mio problema, le sere successive la situazione non cambiò: quelle voci non mi abbandonavano. Decisi quindi di chiedere aiuto di mia madre e la svegliai. Stavamo ore e ore a parlare o a leggere libri assieme, finché entrambi non crollavamo dal sonno, un sonno che neanche un miliardo di voci possono rompere (nel mio caso). Ne passammo tante di notti così. Dopo circa tre settimane mia madre si convinse che non poteva essere solo un problematico periodo di crescita e decise che la cosa doveva finire: una notte, dopo che la svegliai come facevo abitualmente, mi portò al pronto soccorso decisa ad andare a fondo alla questione e a trovare una soluzione. Non c’era molta gente, quindi presto arrivò il nostro turno. Il dottore disse che avevo la ”sindrome di Alice nel paese delle meraviglie”, infatti io come Alice facevo strani sogni, ma non mi diede una soluzione e mi disse solamente: ”Viene tutto dalla tua testa, non ci devi pensare. Stai tranquillo che pian piano ti passa”. Era la stessa cosa che mi aveva detto mia madre, ma stavolta era diverso. Mi convinsi che era uno specialista che me lo aveva detto e io mi fidavo di lui. Le notti successive continuavo a sentire queste gravose voci, ma mi cominciai a convincere che erano solo opera del mio cervello. Non imparai solo scacciarle, ma bensì a controllarle. Le manipolavo come volevo e, talvolta, se mi concentravo, riuscivo anche a farmele ritornare, di mia volontà, in testa. Con il passare degli anni persi queste ”abilità” ed ora non sento più queste voci ma, d’altra parte, non riesco più neanche ad evocarle. 

 Fine