Anderson Paak è partito da zero

di La Redazione

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Anderson Paak è partito da zero

Anderson Paak canta. R&b, soul, musica nera americana. Ma non è tanto la sua tecnica vocale che impressiona, quanto la sua capacità di scrivere canzoni, di raccontare vite in modo semplice/poetico. Senza effetti speciali di troppo: la sua è grande musica, essenziale, sincera.

Ascoltate le sue canzoni: i testi non nascondono niene della sua storia. Che è quella di un ragazzo con la seguente situazione familiare: il nonno beveva ed è morto di cirrosi epatica, il padre è in prigione da quando lui era adolescente. La madre si giocava tutti i pochi soldi della famiglia, e poi è finita dentro anche lei. Certo, le statistiche lo dicono, che gli Stati Uniti sono il paese al mondo con più carcerati, e che gli afroamericani sono la maggioranza del popolo delle prigioni. Ma sentire uno che l’ha vissuto sulla pelle e te lo racconta fa un altro effetto. A proposito di statistiche che diventano vita: vi ricordate la crisi economica di una decina d’anni fa? Anderson in quel periodo è stato senza casa, e anche quello l’ha raccontato nelle sue canzoni.

Per questo siamo ancora più contenti del suo successo. Vero, molti cantanti partono da zero. Ma il suo zero sembrava un po’ più zero di quello degli altri. E la sua musica, oggi, racconta qualcosa di più.

Se vi va, potete venire a sentire le sue storie e la sua musica, con i Free Nationals, nell’unica data italiana del suo tour europeo: a Milano, mercoledì 18 luglio.