Andrea Costa, le pupille di Lenore e Amadou Diawara

di Luca Maria Palladino

Storie di Smemo
Andrea Costa, le pupille di Lenore e Amadou Diawara

Non è pensabile che Lenore, con quei suoi occhi così grandi e così neri che dànno ospitalità a pupille in perenne movimento, come se fossero partecipi di uno “studio matto e disperato”, è impossibile che Lenore non abbia la curiosità di sapere chi sia stato il signor Andrea Costa, l’indimenticabile deputato sucialesta.

Ora glielo racconto.

Andrea CostaAndrea Costa fu uno dei fondatori del PSR, il partito socialista rivoluzionario: portatore di un messaggio forte e chiaro: la rivoluzione socialista.

Costa da Imola era il difensore di coloro che non avevano voce, il difensore degli oppressi, dei reietti, degli ultimi, degli sfruttati, degli appestati, il difensore dei proletari “mobili e precari.”

Benché la rivoluzione non c’è stata, sebbene la testa ai sciur non la si è tagliata, Andrea Costa rimane un esempio di lotta per i politici di oggi e di allora, il suo schierarsi radicalmente dalla parte dei più deboli è stato un importante passo verso lo stato sociale in cui, per il momento, ci troviamo. L’Emilia-Romagna, e l’Italia in generale, ringraziano il suo impegno politico.

Al contrario, i frequentatori della curva del Bologna, che è intitolata proprio ad Andrea Costa, non hanno tempo di fare la rivoluzione poiché sono impegnati a guardare la propria squadra perdere in casa contro l’Empoli con una doppietta di Maccarone, liberissimo di fare come gli pare, ossia di calciare. Questa è la verità!

La loro squadra soffre l’assenza del mediano titolare, un po’ come i cuori socialisti soffrono l’assenza di Andrea Costa. Quindi Amadou Diawara è come Andrea Costa: è imprescindibile; è, insomma, una presenza necessaria per il centrocampo del Bologna football club.

Diawara, per chi non lo sapesse, è quel giocatore di colore che domenica scorsa si è guadagnato le prime pagine dei giornali per aver esultato, ad un importantissimo gol di un suo compagno, mimando una scimmia. Il fatto è che Diawara ha mimato la scimmia in risposta ai cori razzisti provenienti dal settore dei tifosi del Genova. Ha usato la sacrosanta ironia davanti alla truculente fessaggine. L’arbitro, tuttavia, non gliel’ha perdonato, cosicché lo ha espulso. Già. Questa è un’ingiustizia che solo il ricordo di Andrea Costa può un po’ lenire.

Saranno contenti i salviniani, i razzistoni senza cuore, coloro che Diawara lo spedirebbero da dove è venuto senza farlo passare dal via per il semplice fatto che non è in possesso dei requisiti, dei loro requisiti: non è italiano. Salvini e i suoi accoliti sono dei populisti che cercano in ogni modo di distrarci dal vero problema. Ebbene sì, il problema sono i ricchi, i sciur, non sono certo i poveri il problema!

Andrea Costa lo sapeva, boia d’un mond lèder! Ora lo sa anche Lenore.