Andy Warhol a fumetti secondo Typex

di Luca Maria Palladino

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Cronache dalla presentazione bolognese di “Andy – I fatti e la favola” di Typex, la monumentale biografia a fumetti dedicata al Maestro della Pop Art

Alla Feltrinelli di Porta Ravegnana, a Bologna, il fumettista olandese Raymond Koot, in arte Typex, presenta il suo nuovo lavoro: la biografia di Andy Warhol edita dai tipi della Bao Publishing (se vuoi comprarlo, clicca qui).

La Feltrinelli di Porta Ravegnana, per nuèter, bolognesi di fuori porta, non può che rimandare ai souvenir di mille incontri, poiché si aveva l’abitudine di darsi “punta” davanti alla Feltrinelli di Porta Ravegnana quando si era “sbarbi” e si andava in centro.

Se avessimo comprato un libro tutte le volte che ci siamo dati appuntamento davanti alla Feltrinelli di Porta Ravegnana, a quest’ora saremmo diventati dei lettori “forti”, quegli strani tizi che leggono una quarantina di libri all’anno e forse di più, molti di più. Io personalmente conosco un tizio che nell’anno appena trascorso ne ha letti quarantasei. Sì, 46!

Anche chi ha il microfono per moderare la presentazione di Typex ha l’aria di essere uno di loro. Un lettore forte. È brillante, disinvolto, prende sul serio l’ironia, e sembra sapere quello che dice anche quando parla inglese. Non ha nessuna esitazione quando si esprime. Santo cielo, sembra avere le cazzutissime idee chiare. Sul dépliant della Feltrinelli c’è scritto che si chiama Michele Foschini.

Tra parentesi, tornato a casa, incuriosito, ho chiesto a Google chi fosse e lui, senza esitazioni, mi ha risposto che è nientepopodimeno che il cofondatore della Bao Publishing, una casa editrice che ha avuto il merito, tra le altre cose, di pubblicare Zerocalcare.

Sono seduto quando Foschini e Typex entrano nella saletta “kids” della Feltrinelli. Il Foschini si presenta subito chiedendoci se stiamo aspettando loro oppure se siamo seduti lì per caso. Il fatto è che a volte è come se avessimo l’impellente bisogno di farci ridere, se no poi chi ci pensa. 

Finalmente la presentazione inizia. Siamo una ventina circa, non capisco perché le persone che si sono date appuntamento fuori dalla Feltrinelli non entrino, un ennesimo mistero italiano.

Mentre Foschini presenta il signor Typex, osservo chi mi sta attorno. Hanno l’aria di essere dei nerd del fumetto, di essere anche loro dei disegnatori, magari apprendisti, magari con il sogno nel cassetto di pubblicare il loro primo fumetto, e io, d’emblée, sono dispiaciuto di non appartenere a questo mondo. Sovente mi capita di dirmi che “avrei potuto essere anche così, oppure così, perché, invece, sono così?

Frattanto Typex dà l’impressione di essere affetto da una certa timidezza. Forse è meglio stare seduti davanti ai propri disegni e pensieri piuttosto che avere a che fare con la lingua parlata, esprimere con le parole quello che si può dire solo disegnando.

Ciononostante, ad un certo punto Typex dice una cosa interessante che fa più o meno così: “per raccontare la verità, devi raccontare delle bugie”. Che è un po’ quello che facciamo tutti quando ci capita di narrare dei fatti accaduti per renderli più appetibili, se no sai che noia. La verità è che siamo tutti dei grandi bugiardi. E fa riflettere che anche una vita come quella di Andy Warhol abbia bisogno di essere romanzata. Il sottotitolo del libro, in effetti, recita così: “i fatti e la favola”. Sta al lettore di buona volontà fare la tara e magari, perché no, documentarsi.

Ora si parla del ruolo di Trump nella vita di Andy Warhol e al solo pensiero che l’artista geniale della Pop Art abbia avuto a che fare con Trump, mi distraggo; e poi non lo capisco proprio perché quella ragazza carina là in fondo non si è seduta vicino a me, e poi non è stato Warhol a dire che fare soldi è un’arte?

Rinvengo nella discussione mentre Typex dice che la copertina del libro rimanda ad una scatola di detersivo in polvere, cosicché io mi faccio attrarre dai suoi colori pastello e penso al Dash e al perché non ci ho pensato prima.

Foschini a un certo punto la taglia corto, e, all’improvviso, propone di passare al firma copie. Un ragazzo si fa avanti e chiede il disegno di Lou Reed. Io, purtroppo, non ho il libro per farmi fare la dedica perché la mia datrice di recensioni non me lo ha procurato in tempo.

Ora che ho finalmente in mano il superlibro di Typex, il nom de plume di Raymond Kook, cinquecentocinquantadue pagine divise in dieci capitoli sopra l’epopea di Andy Warhol, le sono grato di avermelo fatto conoscere.

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