Chi è davvero Ant-Man

di Michele R. Serra

Recensioni
Chi è davvero Ant-Man

I supereroi sono giovani e belli, sono forti e muscolosi. Di solito sono grossi. Ant-Man no. Ant-Man è quanto di meno figo uno possa pensare quando pensa ai supereroi. Perché Ant-Man è uno che ha il potere di diventare piccolissimo.

Ok, piccolissimo e super-forte. Ma non è esattamente come, che ne so… uno che diventa una torcia umana; uno con degli artigli che gli spuntano dai pugni; o uno che combatte grazie a un’armatura ipertecnologica indistruttibile. Eppure nonostante sia così poco cool, Ant-Man è sempre stato un pallino dell’uomo che si è inventato buona parte dell’universo Marvel, cioè il vecchio Stan Lee, oggi novantenne, che ha pensato al personaggio per la prima volta negli anni Sessanta, quando stava gettando insieme al disegnatore Jack Kirby le fondamenta di quello che sarebbe diventato il più popolare universo a fumetti d’America.

E allora, facciamo un po’ di storia.

Nel 1962 la casa editrice Timely fondata a New York da Martin Goodman era in procinto di cambiare ancora nome, da Atlas Comics in Marvel Comics, un editore di fumetti che avrebbe fatto dei supereroi la sua bandiera. C’era una collana intitolata Tales to astonish che era dedicata ai racconti di fantascienza e ai mostri, e Goodman voleva sostituirla con una di supereroi, ma il passaggio non poteva essere troppo brusco, così chiese a Lee e Kirby di inventarsi un supereroe fantascientifico, che facesse contenti i lettori vecchi e quelli nuovi. Scrittore e disegnatore pensarono dunque a uno scienziato, il dottor Henry Pym, che inventava un siero capace di rimpicciolire qualsiasi cosa, ovviamente con l’obbiettivo di usarlo come arma contro la minaccia dell’Unione Sovietica. Invece, alla fine lo usò semplicemente per difendere la giustizia, e il bene eccetera eccetera.

Due sono le cose che rendono particolarmente importante Ant-Man all’interno dell’universo Marvel. Non la popolarità presso il grande pubblico, che quella è sempre stata scarsa. Non l’originalità dell’idea dell’uomo-insetto, che il primo film della Mosca, quello con Vincent Price, è di qualche anno prima, e probabilmente il trentenne Stan Lee se l’era anche andato a vedere al cinema. No, quello che davvero rende unico il personaggio di Ant-Man è che con lui sono successe due cose che hanno dato forma all’universo Marvel. La prima cosa che rende unico il personaggio di Ant-Man, è che, bè, non è unico. Infatti Henry Pym non è più Ant-Man: oggi dietro il casco del suo costume c’è nientemeno che un ladruncolo, Scott Lang. Altri due Ant-Man sono esistiti, e morti, nell’ultimo mezzo secolo. E poi, punto ancora più importante, è stato uno dei primi personaggi a comparire nelle storie di altri personaggi. Lì alla Marvel hanno capito che non stavano inventando tanti personaggi separati l’uno dall’altro, ma che stavano dando forma a un mondo.

Il potere ha molte facce, e senza dubbio quella di Ant-Man non è una faccia da copertina. Però lui, così piccolo, e a tratti un po’ ridicolo con quel casco con le antenne che gli permette di comunicare con gli insetti, bè lui è un personaggio cruciale, per molti motivi. Nato in un momento di crisi dell’editoria statunitense, e sopravvissuto perfino alla sua stessa scarsa popolarità. Del resto, lo sanno tutti: se mai dovesse esserci un olocausto nucleare, gli uomini morirebbero tutti, mentre gli insetti sopravvivrebbero.