Jason Momoa è un Aquaman psichedelico

di Redazione Smemoranda

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Diciamola tutta: Aquaman non è che abbia una grande fama, tra i supereroi. È vero che è in giro da più di 70 anni perché è nato nel lontano 1941, ma come personaggio del mondo Dc comics non è tra i più interessanti: di base, può nuotare fortissimo e parlare con le creature marine, che sì, bello, però sulla terraferma non conta più di tanto. Aquaman non ha ovviamente la forza di Superman, il fascino oscuro di Batman o quello di wonder Woman. Ecco Aquaman non ha tutte queste cose, però questo fatto può anche essere un vantaggio. Nel senso che il personaggio proprio perché è minore, può essere più facilmente – come dire – ristrutturato per metterlo al servizio di uno spettacolone moderno dell’anno di grazia 2018. Che è esattamente quello che succede nel film di Aquaman.

Con il senno di poi, il cast e la crew di Aquaman sono semplicemente perfetti, a partire dal protagonista Jason Momoa, che è famoso più che altro per aver fatto Khal Drogo nel Trono di Spade e per essere un culturista gigantesco con un’aria da surfista/metallaro fuori tempo massimo che lo rende molto simpatico. Ma sono perfetti anche gli altri attori, perché sembrano sempre fuori posto in modo molto divertente, da Nicole Kidman a Willem Dafoe. È perfetto anche il regista, James Wan, che per intenderci a 27 anni ha creato e diretto Saw l’enigmista e poi tanti altri horror fatti con pochi soldi ma idee solide, tipo Insidious e The conjuring, e poi ha diretto Fast & furious 7 , che è quel capolavoro in cui Vin Diesel salta da un grattacielo all’altro con la macchina. Ecco, James Wan è uno che non ha paura di essere pop nel senso più zarro della parola, e non ha paura di sfidare neanche il comune senso del ridicolo. Che è esattamente quello che fa nel film di Aquaman.

Allora, molti critici hanno detto che Aquaman ha una sceneggiatura ridicola, che è troppo lungo e che è poco credibile. Tutto vero, per carità, ma la realtà è che è un film divertentissimo. Ovvio che se entrate in sala aspettandovi L’arpa birmana di Kon Ichikawa, bè, è un film un po’ diverso (anche se anche in quello ci sono navi e c’è di mezzo una guerra). Ma se sposate il suo essere assurdo e il suo prendersi poco sul serio, le due ore e mezza passano in un attimo. Con la grafica digitale da playstation, con i mostri, i granchi giganti da guerra, gli effetti-matrix e un sacco di momenti che ricordano da vicino la saga cinematografica del Signore degli anelli, però per fortuna senza gli spiegoni. Poi c’è Nicole Kidman che prende a pugni mostri, una storia che meriterebbe un film a parte.

Aquaman è un megamix hollywoodiano che sembra fatto di tipo cinque film diversi messi insieme, e ha momenti genuinamente psichedelici. C’è tutta una enorme battaglia finale, una guerra, sarebbe meglio dire, che fa allo stesso tempo ridere e ti fa fare wow. E tutto grazie allo stile, sempre sopra le righe e come direbbe qualcuno, camp. Che ti fa dimenticare qualsiasi problema di storia, di sceneggiatura, perché è divertentissimo da guardare. E quindi potremmo persino arrivare a dire che, è GRANDE cinema, sì.