Miti: Aretha Franklin

di Redazione Smemoranda

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Una serie dedicata a miti del passato che vale la pena conoscere ancora oggi

Aretha Franklin

È nata a Memphis nel 1942, figlia di un predicatore. Cresciuta a Detroit, dove suo padre predicava alla New Bethel Baptist Church. Si è dimostrata un talento prodigio come pianista e come cantante. La famiglia non offriva molte gioie: i suoi genitori si sono separati e sua madre è morta quando Aretha aveva nove anni. Quando Aretha stava registrando il suo album di debutto, Songs of Faith, a 14 anni, era già incinta del suo secondo figlio.

Basta Youtube: è facile, non serve altro per capire la grandezza di Aretha Franklin. Basta guardare un video, per capire la capacità di Aretha: con tre accordi al pianoforte e un attacco della voce, può far sgorgare fontane di lacrime dagli occhi di uomini adulti. C’è un video dei primi Duemila, lei canta a un evento in onore di un’altra cantante americana, Carole King. Aretha arriva un po’ scarmigliata, con una mega pellicciona, sembra tipo “scusate, c’era traffico, non ho avuto tempo di preparami”.

Poi, tre accordi al pianoforte, inizia a cantare. Carole King va fuori di testa completamente, quando capisce che sta cantando la sua canzone. Poi la telecamera va a prendere l’uomo seduto tre poltrone più in là, cioè il presidente americano dei tempi, Barack Obama. Che ha la faccia di chi è in pubblico e sta cercando di nascondere la sua commozione. Se sei il presidente degli Stati Uniti, devi fare uno sforzo per nascondere in qualche modo la tua emotività, a meno che tu non abbia naturalmente la sensibilità di una cassapanca, o di Donald Trump. La magia della musica di Aretha Franklin è questa. E come sempre in questi casi, non si può raccontare razionalmente.

La musica non è una cosa complicata, la senti sulla pelle.

Oggi tutti i cantanti ti raccontano cosa sentono loro, no? Anche i cantanti soul, che magari sono bravissimi, però il discorso è sempre: adesso ti racconto una cosa che sento io e magari vediamo se in qualche modo suona giusta pure a te. Questo è il senso di un sacco di musica, splendida per carità, ma diversa sa quella di Aretha. La musica di Aretha Franklin sembra sempre parlare non di lei, ma di te. Perché dice cose semplici, universali. E lo fa con il linguaggio della bellezza.