Army of Two The 40th Day

di Michele R. Serra

Recensioni
Army of Two – The 40th Day

I due mercenari del primo Army of Two – quelli con le maschere da wrestling/film dell’orrore – si trovano a Shangai per “lavoro”, quando improvvisamente la città viene attaccata dai terroristi. Il fatto che l’intera vicenda si svolga nella stessa città è un passo avanti rispetto al precedente capitolo della saga, dove ti portavano a spasso a caso per il globo: qui almeno hai l’impressione di seguire una trama più solida.

Anche dal punto di vista tecnico, Ao2: The 40th Day è meglio del primo. Uno sparatutto in terza persona bello solido, con giusto qualche problema nella fase di copertura: tutti gli shooter moderni si basano sul nascondersi dietro qualcosa (muri, colonne, automobili) per ripararsi dal fuoco nemico. Ecco, personalmente spesso non capivo quando ero coperto e quando no. Cioè, certe volte ti sembra di essere al riparo, ma poi ti sparano lo stesso. Boh.

Altra cosa che non mi è piaciuta tanto è il meccanismo di “scelte morali” che i programmatori della Electronic Artshanno deciso di inserire. Praticamente, dovrete decidere: se uccidere o lasciare vivere il vostro contatto, se salvare alcuni ostaggi, se ammazzare i soldati di guardia, etc. etc. Di solito la scelta è “essere una brava persona” vs. “soldi, armi e munizioni”. Scelta che nella vita reale sarebbe in effetti da ponderare a lungo, ma in un videogioco praticamente non esiste. I soldi ti permettono di acquistare armi sempre più fighe? Allora, vai con i soldi! E chi se ne frega di qualche cadavere in più.

Altro ammennicolo, ma stavolta divertente: il cameratismo. Da dizionario, “complicità amichevole, solidarietà tipica di commilitoni o collegiali”. Piccolo elenco di giochi camerateschi: non si muove una foglia, lo schiaffo del soldato e il jukebox (un tipo finisce chiuso dentro l’armadio e deve cantare le canzoni decise da quelli fuori, se no non lo liberano). Tutta roba violenta. In Army of Two il cameratismo è molto più soft, però c’è: avete un pulsante per dare il cinque al vostro partner, e un altro per giocare alla morra cinese (…) nelle pause fra uno scontro a fuoco e l’altro. Anche questo è totalmente inutile, però di quel genere di inutilità che rende più belle le cose, quindi ok. Però niente morso del mulo e soprattutto niente strizzata di palle, che da sempre è la preferita dei ragazzi italiani. Viste queste mancanze, inevitabile il commento, per quanto possa sembrare banale: “è bello, ma imperfetto”. Ok, stavolta più bello che imperfetto.

www.armyoftwo.com