Arrival

di Michele R. Serra

Recensioni
Arrival

Di fantascienza ne continuiamo a vedere tanta, perché Hollywood da qualche anno ha ricominciato a guardare verso lo spazio profondo, verso il futuro. Fatto positivo. Comunque. Questo film di fantascienza in particolare si intitola Arrival. L’arrivo in questione è quello degli extraterrestri: dodici belle navi nere, lisce, lucide, che si appoggiano in altrettante località ai quattro angoli del mondo. La domanda fondamentale, è quella più ovvia: perché sono arrivati? Capirlo ci terrà impegnati per un paio d’ore. Non chiedevamo di meglio.

Questo regista canadese, Denis Villeneuve, ha fatto un sacco di film di generi diversi. Ok, non è esattamente Stanley Kubrick, ma Villeneuve sa muovere le cineprese, sa raccontare, e soprattutto sa creare l’atmosfera, che è una parte fondamentale di questo film. Il resto ce lo hanno messo Ted Chiang – lo scrittore di fantascienza dal cui libro è tratto il film – e gli attori, soprattutto la protagonista Amy Adams, che è una delle più grandi della sua generazione, e lo dimostra ancora una volta.

Dunque, motivi per cui Arrival ci piace, come film di fantascienza. 1) Perché non è un film-d’azione-con-extraterrestri: è vera science fiction. 2) Perché non si spara, si parla. 3) Perché l’eroe che deve risolvere questa situazione dell’invasione aliena non è un marine spaziale o il presidente degli Stati Uniti, ma una professoressa (una linguista, per la precisione). 4) Perché ci sono idee che riprendono e rinnovano un capolavoro assoluto della fantascienza letteraria di tutti i tempi, Mattatoio numero 5 di Kurt Vonnegut Jr. Se non l’avete letto, accettate il mio consiglio: fatelo.

Il racconto da cui è tratto Arrival (così come il film stesso, e molta altra fantascienza prima di loro) gioca con la scienza – quella senza il prefisso “fanta”: precisamente con le nozioni di tempo e spazio della fisica newtoniana, una realtà che credo sia stato Einstein a definire come “persistente illusione”. Qua più che illusione si tratta di finzione, ma noi ci divertiamo lo stesso. E quando la fantascienza diventa melodramma, verso la fine del film, tutto quanto rimane assolutamente credibile. Che sembra un controsenso, perché è una storia incredibile, certo. Ma quando te la raccontano nel modo giusto, succede esattamente questo.