Assange e la libertà di informazione

di Michele R. Serra

Rivoluzionari - Storie di Smemo

Qual è il futuro dell’informazione? Questa domanda ce la siamo fatta spesso, perché l’informazione è strettamente connessa alla democrazia, al nostro sistema di vita, a tutto quanto. E da tempo ormai immemorabile chi detiene il potere cerca di controllare i mezzi di informazione e comunicazione, tanto per dimostrare ancora una volta che è incredibilmente importante, il ruolo di quella che una volta si chiamava stampa.

Una volta, e ora non più: perché dagli anni Novanta in poi, la rivoluzione di internet ha cambiato, rivoltato come un calzino il modo di lavorare degli operatori dell’informazione. Il giornalismo oggi è diffuso, e le informazioni hanno la possibilità di viaggiare in modo veloce, quasi istantaneo. Ma rimane il problema dell’accesso a queste informazioni. Se abbiamo la possibilità di mostrare tutto a tutti, dovremmo farlo? O qualcuno dovrebbe selezionare le informazioni? Chi potrebbe avere il diritto di farlo? Un uomo, prima degli altri, si è posto il problema del futuro dell’informazione, e si è dato una risposta a dir poco radicale.

Il suo nome è Julian Assange, e oggi è sotto processo in Inghilterra.

L’apice di Wikileaks: 2007-2010

Il 5 aprile 2010, durante una conferenza stampa a Washington, WikiLeaks ha diffuso un video di 17 minuti che mostra l’assassinio di almeno dodici civili iracheni, tra cui due giornalisti della Reuters, in un attacco messo in atto da due elicotteri Apache statunitensi che avevano confuso la videocamera dei giornalisti con un’arma. Quello è stato il primo, vero momento in cui tutto il mondo ha conosciuto la visione del futuro dell’informazione del gruppo di Wikileaks, il sito fondato da Julian Assange, allora quarantenne australiano che si autodefinisce anarchico, libertario e cyberpunk. E c’è un pezzetto di tutte queste tre idee, in quella di un luogo virtuale che protegge chi vuole rivelare i segreti di stato, quelli che potrebbero dare fastidio al potere. Qualsiasi esso sia.

La visione di Assange è questa: nel futuro l’informazione deve diventare uno strumento di prevenzione. Un avviso per tutti coloro che detengono il potere e che sono coinvolti in atti criminali o anche solo eticamente discutibili. L’avviso è semplice: tutti sapranno quello che avete fatto, quindi pensateci due volte. Un’ottica che qualcuno potrebbe definire totalmente anarchica, certo – e del resto lo stesso Assange ha parlato spesso di se stesso come anarchico, dicevamo. Però è dura non pensare che sì, il potere dovrebbe essere trasparente, in ogni modo possibile.

Il dilemma di Assange

Dunque, la visione di Assange è quella di un personaggio che ha messo a rischio la sicurezza di molte persone rivelando al pubblico documenti top secret? Quella di un eroe popolare che cerca di scoprire verità taciute dai governi occidentali? O quella di un ingenuo che rischia di aiutare i peggiori nemici globali della democrazia, affondando i denti nei punti deboli di un sistema certo imperfetto, ma comunque migliore degli altri possibili? Il futuro ce lo dirà, forse.