Attenti ai Rumatera (intervista + videosveltina)

di Laura Giuntoli

Storie di Smemo
Attenti ai Rumatera (intervista + videosveltina)

Infatti il batterista Sciukka ha i capelli ossigenati perché “Se andiamo in America me fasso biondo”. E in America ci sono stati tutti e quattro, Daniele “Bullo” Russo, Giovanni “Rocky Gio” Gatto, Giorgio “Gosso” Gozzo e Luca “Sciukka” Perin. Hanno registrato XENTE MOLESTA (gente molesta, edito da Boogie / prodotto da RUMATERA /distribuito da Audioglobe), e poi sono tornati a Cazzano di Pianiga, nella profonda provincia di Venezia. Che loro sono tosi de campagna, e stanno bene dove stanno. Quando ci incontriamo come prima cosa mi regalano tutti i loro cd, e poi, all’improvviso, una perla di saggezza: Paura e schei mai avui (paura e soldi mai avuti). Già li amo.

Siete stati in America, cosa avete scoperto?

Rumatera: Che in Texas nei lapdancing devi portarti la birra da casa. Oh, ci siamo stati solo perché non c’è altro, tutto deserto. Che si fa qua di sera? Si va negli strip club. Ci siamo seduti e abbiam chiesto delle birre: ci hanno indicato un cartello con scritto bring your home beer. Pensavamo che ci stessero prendendo per il culo, e invece no. Lì paghi per entrare, da bere te lo porti da casa, tipo pic nic.

E avete registrato Xente molesta, dieci brani inediti che aggiungono riff di chitarra hard rock alle sonorità punk-rock tipiche della costa californiana, creando un ipotetico ponte di collegamento tra la tradizione musicale americana e la provincia italiana, specie quella veneta. Non fa una piega. Spiegateci meglio questa cosa della “molestia”.

R: Il titolo dell’abum è un tributo ai nostri fan, che sono “Xente Molesta”, appunto. La molestia nel nostro slang è un’esperienza catartica con cui liberarsi dai problemi e dalle frustrazioni della vita quotidiana. In parole povere: lasciarsi andare, sentirsi liberi. Divertirsi è un’attività sottovalutata: se uno si diverte sembra che perda tempo. E noi abbiamo fatto del divertimento un mestiere. Se venisse repressa la buona educazione il titolo sarebbe “Xente beneducata”. E poi la molestia annulla le differenze sociali: da molesti siamo tutti uguali.

Quando siete nati nell’estate del 2007 eravate già molesti?

R: Sempre. Suonavamo in gruppi diversi, poi un giorno eravamo ospiti allo stesso festival e ci siamo ritrovati a pisciare insieme. Da cosa nasce cosa: parlando di punk rock abbiamo incrociato i flussi canalizzatori. Da allora non riusciamo a pisciare divisi.

Così ecco il vostro primo album 71 gradi…

R: E ci hanno dato dei leghisti solo perché cantavamo in dialetto. Così in quest’ultimo disco c’è Senza bandiera: l’abbiamo scritta per dire a tutti che anche il dialetto può unire le persone. Oh, che sia chiaro però: non facciamo i moralisti, che di gente che si prende troppo sul serio ce n’è già abbastanza. Al bar non si parla mai né di religione né di politica, sennò si dicono cazzate.

A proposito di cazzate, avete lavorato anche con il Trio Medusa a Radio Deejay, che xente sono?

R: Sono dei cazzoni come noi, omini de panza. Hanno cantato una nostra canzone in dialetto veneto, Sul bareoto del mascio. È la storia di un maiale da monta che pensa di andare a fare il suo dovere, e invece lo accoppano. Una metafora rurale, insomma.

Diteci 5 canzoni che proprio proprio bisogna ascoltare per apprezzarvi fino in fondo in tutta la vostra molestia…

R: Lascia perdere i Pink floyd, Morti de figaSono rumatera, La grande vie, No bevo più.

Poi c’è tutta la track list di XENTE MOLESTA: “Xente Molesta” (ft. Lady Poison), “Nassare qua”, “Cavalieri dell’aguasso”, “15 anni”, “Ranciata” (ft. Cioffanni), “Sensa bandiera”, “Quando te me vardi”, “Salta su”, “Xo pa a moinea”.

E soprattutto “Seghe”: il pezzo più molesto di tutti, dedicato proprio a noi di Smemo. E a tutti quelli che sono in piena tempesta ormonale, ‘scoltatelo qua: