Attenti al lupo Nemo (che pareva scemo)

di Marina Viola

Attualità
Attenti al lupo Nemo (che pareva scemo)

Ecco: è arrivato il lupo e io non c’ho creduto. Qui negli States, quando piove il telegiornale dice che diluvia, se poi diluvia, abbiamo sei ore di tempo per costruirci l’arca; se nevica saremo sotterrati, se nevica tanto, dobbiamo cominciare a telefonare ad amici e parenti e ricordare loro il nostro amore che è ancor più forte della morte. La gente corre al supermercato e compra di tutto: dall’acqua, al lucido da scarpe, che non si sa mai. Poi pioviggina e tutti a dire, anche questa volta l’abbiamo scampata.

Quando il telegiornale ha annunciato la fine del mondo nord occidentale sotto una bufera di neve senza precedenti, mi sono allarmata per un quarto d’ora ma poi, memore dei miei ventun anni in questo strano Paese, non ho cambiato di una virgola i miei progetti: passare tre giorni da sola nel silenzio della nostra casetta a due ore a ovest di Boston, dove gli unici vicini sono degli alberi alti alti. Avrei scritto, letto, ma soprattutto cazzeggiato, cosa che per me è un lusso che posso permettermi una o due volte l’anno.

Non mi sono nemmeno allarmata giovedì sera un’oretta prima di partire, quando sono passata dal supermercato per munirmi di vino, cioccolato, e carne trita per un bel ragù, e ho visto il prevedibile marasma di gente che girava con occhi pieni di panico con il carrello prendendo più merce possibile dagli scaffali ormai mezzi vuoti.
Arrivo nella casetta gelata verso le dieci di sera; faccio un bel fuoco nel camino, mi bevo un bicchiere di rosso e me ne vado a dormire. Poi venerdì mattina mi sveglio e vedo un po’ di neve che cade leggera, come se fosse farina. Sorrido pensando, ‘tutto qui?’.

Sorrido meno venerdì sera, quando la farina si accumula senza tregua e il vento fischia che neanche in Siberia. Guardo, per distrarmi, un documentario sulla vita degli Amish, perché leggo sul New York Times che uno di loro viene arrestato e messo in carcere per quindici anni per aver tagliato la barba di forza ad alcuni membri della sua chiesa, cosa che mi incuriosisce e quasi mi diverte. 

Sono ignara del fatto che il telegiornale annuncia lo stato di emergenza: il governatore del Massachusetts ordina di chiudere tutte le strade dello Stato, e ordina di arrestare chi non obbedisce. Ma io sono nel mondo degli Amish, che mi fanno una certa impressione per essere riusciti da due secoli a non essere intaccati dal consumismo tipico della cultura americana, e a escludersi da tutti. Anche io, come una di quelle donnine timorose di Dio, mi sento amish: completamente tagliata fuori dalla civiltà, tutto ad un tratto rinchiusa in questa casetta che da rifugio è diventata trappola. Mi vengono in mente immagini vivide del film Shining, in cui Jack Nicholson, scrittore ormai pazzo, rincorre la povera Wendy con l’ascia.

Il lupo è arrivato, e io non c’ho creduto. Si chiama Nemo, e ha portato con sé novanta centimetri di neve, stato di emergenza, alcuni morti, ha fatto chiudere aeroporti a destra e a manca, e ha strappato l’elettricità a quattrocentomila persone. E io sono qui con questo bendiddio di neve, che anche se volessi scappare non potrei, con il vento che soffia e con un sottile senso di panico che cresce. Decido di uscire per convincermi che invece è bellissimo e per vedere com’è, e immediatamente mi sento un soldato tedesco in Russia anno 1941, che si credeva molto più figo dei francesi di Napoleone e invece no.

Dopo una notte passata malissimo, mi sveglio alle otto: sembra di essere in un posto diverso da quello in cui sono arrivata due giorni prima, e mi accorgo con un attacco d’ansia che tutta la legna è sotterrata in novanta centimetri di neve. Spalo con ferocia e abbraccio il mucchio di neve che riesco a raggiungere rischiando un infarto. Porto in casa una quantità eccessiva di legna, e sento Bill, uno del posto che viene a spalare con lo spazzaneve, che mi viene in soccorso.”Crazy“, mi dice. Faccio finta di essere dura, e gli sorrido dietro la sciarpa.

Non sono mai stata una brava scout.