Avengers: Endgame è una dichiarazione d’amore

di Michele R. Serra

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Avengers: Endgame è una dichiarazione d’amore

Avengers: Endgame è un film ingombrante. Non dipende solo dalla lunghezza (tre ore fitte fitte), non dipende dalla quantità di attori e personale coinvolto (migliaia di persone), non dipende solo dal budget (400 milioni di dollari) o dai soldi che guadagnerà (potrebbe diventare il film più visto della storia, superando Avatar e i suoi 2,87 miliardi di dollari).

Il fatto è che la Marvel è riuscita a creare un mondo cinematografico che tutti conoscono, talmente pervasivo da diventare una delle poche cose di cui si può parlare praticamente con chiunque. Questo è davvero tanto, visto che siamo qui a dirci che nel 2019 si ragiona per nicchie, la cultura è frammentata, ognuno vive nella sua bolla, colpa di internet, eccetera. Avengers: Endgame sfugge a questa regola, è uno di quei film di cui devono parlare anche i critici che odiano l’idea stessa del blockbuster hollywoodiano, anche quelli che farebbero volentieri a meno di sottoporsi a tre ore di pugni ultrasonici in grafica digitale, martelli tonanti, raggi laser e compagnia.

Quindi, iniziamo col dire che Avengers: Endgame può anche essere antipatico per la sua enormità – il successo spesso è un po’ antipatico, no? – però non si può negare che rappresenti il culmine dello spettacolo popolare hollywoodiano, e che porti a compimento un percorso importantissimo per l’immaginario collettivo del mondo nell’ultimo secolo, quello dei supereroi.

Fare una recensione significa camminare su un filo sottile: devi dire com’è il film senza dire cosa succede nel film. Di solito però puoi permetterti qualche frase senza compromettere la trama, senza fare spoiler. Invece qui diventa veramente dura. Avengers: Endgame è costruito proprio sui colpi di scena, sul cercare di far fare a questi personaggi che ormai conosciamo a menadito (22 film, insomma, non sono pochini) qualcosa di inaspettato. Intendiamoci, tecnicamente è un film tutt’altro che inaspettato, perché è esattamente come deve essere, però si diverte a lanciarci addosso colpi di scena ad ogni angolo.

In questa recensione, in ogni caso, non troverete spoiler.

Iniziamo col dire quello che Avengers: Endgame non è. Non è un film cosiddetto d’autore, nel senso che non c’è niente di davvero autoriale, particolare, non c’è uno stile diverso dal solito Marvel che ben conosciamo. E fin lì, ci siamo. La cosa più strana da dire, e che non è così sorprendente neanche dal punto di vista visivo, nel senso che ci sono film anche della stessa Marvel, come Ant-Man o Dr. Strange, capaci di costruire immagini molto più meravigliose – o meglio, meraviglianti.

Però non significa che non sia un film capace di farti sgranare gli occhi. Anzi personalmente mi sono trovato a volte con gli occhi perfino lucidi. Non perché Hulk parli di cose tristi: lo fa, ma non è quello. È una specie di commozione che ti prende di fronte alla grandezza dello spettacolo che hai davanti agli occhi. Non è come guardare Guernica, è più come farsi un giro turistico dentro il grand canyon a bordo di un caccia militare. È la grandezza, ripeto. In qualche modo, è una sensazione infantile. E se per caso hai in testa questi personaggi sin da quando eri bambino, beh l’effetto moltiplicatore ti porta davvero a sentire brividi lungo la spina dorsale. Chiamatela epica, se volete.

Avengers: Endgame è una dichiarazione d’amore ai fan, che premia chi ha investito più tempo e più energie emotive nel seguire questa saga che assomiglia sempre più a una serie televisiva gigante, che però bisogna vedere assolutamente al cinema, anzi nello schermo più ampio possibile (avete un Imax vicino a casa? Siete fortunati, in Italia ce ne sono solo sei).
Avengers: Endgame è una dichiarazione d’amore ai supereroi, alla loro logica, all’idea che sta alla base di tutte le loro storie. E cioè che possa esistere un racconto tanto infantile quanto credibile, tanto epico quanto divertente, tanto fantastico quanto capace di affrontare temi reali e fondamentali.
Avengers: Endgame, infine, è una dichiarazione d’amore a Robert Downey Jr., l’attore che undici anni fa si è preso sulle spalle il personaggio di Iron-Man, quando lui ne aveva quaranta e la sua carriera sembrava ormai sul viale del tramonto, e ha mostrato a Hollywood che la Marvel al cinema poteva funzionare davvero. Oggi lui è una delle grandi star del cinema americano, e sembra totalmente in sintonia con il personaggio di Tony Stark.

Tempo fa un giornalista di Entertainment Weekly gli ha chiesto durante un’intervista, per fare il simpatico: Ma cosa indossi sotto la tuta di Iron Man? Lui gli ha risposto con una sola parola: “Soldi”.