Appaloosa BaB

di L'Alligatore

Recensioni
Appaloosa – BaB

Ritorno degli Appaloosa con un nuovo disco a due anni dal precedente “Trance44”. La band toscana l’ha costruito, pezzo dopo pezzo, durante le pause del tour precedente, cesellandolo con cura. Si sente l’impegno e la pignoleria nel ricercare il suono preciso, andando in profondità. Hanno così raggiunto l’oscurità delle tenebre, come la copertina lascia ben presagire.

Undici pezzi, uno più distorto dell’altro: da “Supermatteron”, che apre l’album con il ritmo e il patos giusto, alla finale “Imboschi”, elettronica dal volto umano, si vede pochissima luce in “BaB”. Ermetici, tesi, una versione moderna dei Goblin in “Longimanus”, ipnotici, sbilenchi, con un ritmo tribale che tutto avvolge in “Halle 900”, raggiungono la durezza e oscurità estrema in “Mulligan”, pezzo da loro segnalato come il più rappresentativo del cd. Il mio preferito è invece “Bab e Dany”, brano che se lo sente Dario Argento torna di botto a far film, partendo da qui.

Come dicevo sopra, copertina in linea con la musica della band di Livorno. A realizzarla, come tutto l’incredibile artwork, l’artista finlandese Timo Ketola, che ha saputo cogliere il lato maledettamente oscuro di questo nuovo album degli Appalloosa. Attenzione, può creare dipendenza.