Battlefield 2042 non è la rivoluzione

di Redazione Smemoranda

Recensioni

Scusate la nota personale, ma: la verità è che sono un po’ stufo degli sparatutto, e soprattutto degli sparatutto in prima persona. Non è una questione etica: credo che i bambini abbiano sempre giocato alla guerra senza per questo pensare neanche per un secondo che la guerra vera sia bella, e sono convinto che i ragazzi sappiano distinguere tra la guerra vera e quella simulata su uno schermo. Allo stesso tempo però, è innegabile che le grandi software house potrebbero trovare vie migliori per intrattenerci, rispetto al proporci i marine della situazione che agitano le loro pistolone in qualche scenario di conflitto. E invece continuano a farlo.

Peggio ancora, però, tutti quanti sembrano produrre gli sparatutto con sempre maggiore svogliatezza. Soprattutto gli sparatutto in prima persona, sembrano essere fatti con lo stampino. Nonostante siano spettacolari (nella maggior parte dei casi lo sono) e nonostante provino a spararla (ah ah) sempre più grossa, manco fossero l’ultimo episodio di Fast & Furious.

Battlefield 2042 è arrivato

Prendete Battlefield 2042, l’ultimo arrivato di una saga che ha venduto non so quanti milioni di copie nell’ultimo decennio, probabilmente la più importante dopo Call of Duty. Beh, questo nuovo Battlefield è impressionante da vedere. La grafica, il sonoro, la definizione, le texture… tutto bellissimo. Ma il divertimento, mah.

Ripeto, qui non stiamo parlando del problema che è un gioco dove si spara. Quello è un problema a monte, problema per qualcuno che non è certo i giocatori che stanno affollando in questi giorni i server del multiplayer di questo videogame sviluppato dai maestri svedesi di Dice. Il problema qui è che pur nella innegabile spettacolarità, pur nella varietà di armi e mezzi utilizzabili, hai sempre l’impressione di stare ripetendo una liturgia già conosciuta. Per di più con alcuni cambiamenti rispetto ai capitoli precedenti che potrebbero perfino disorientare chi è appassionato della serie da diversi anni.

La fine degli FPS?

C’è stato un momento, forse un decennio fa ormai, in cui sembrava che ogni gioco di successo fosse uno sparatutto in prima persona. Beh forse l’epoca di quei giochi è passata. E per carità, se c’è comunque ancora qualcuno a cui piace di fantasticare di giocare con le pistole, niente di male. Ma troviamo un modo che ci offra, se non altro, qualcosa di più. I videogame devono compiere un nuovo salto evolutivo, e per farlo forse è arrivato il momento di sacrificare i nostri vecchi shooter.