Storie di Smemo
Bioscop

Lasciando da parte gli accostamenti, passatempo di quel personaggio saviniano che porta il titolo di Commendatore, lasciando da parte i paragoni, ci sta qui a cuore parlare del primo, e per ora unico, disco dei Wu Ming Contingent, l’esperienza punk-rock dei Wu Ming.

Il disco che ci disponiamo a “recensire” si chiama Bioscop; pubblicato ad aprile per l’etichetta Woodworm e uscito sotto l’egida del Creative Common e senza le tutele SIAE. Le dieci tracce che compongono il disco sono tratte dalla rubrica “Wu Ming Wood”, la rubrica che i Wu Ming avevano sul mensile GQ: “un’indagine sui modelli di riferimento maschili (buoni e cattivi)”.

In Bioscop i Contingent – Yu Guerra al basso, Cesare Ferioli alla batteria, Wu Ming 5 alla chitarra e Wu Ming 2 alla voce – ci “contano” di quella volta che Juan Manuel Fangio fu sequestrato dai rivoluzionari cubani per rovinare la “fiesta Batista”; ci narrano di Peter Kolosimo “archeologo spaziale”, “marxista intergalattico”; ci raccontano di Socrates, un memorabile calciatore a pugno chiuso; ci riferiscono del “terzo incomodo” Peter Norman, l’atleta australiano che solidarizzò con Tommie Smith e John Carlos indossando la coccarda dell’Olympic Project for Human Rights durante la cerimonia del podio. E tanto altro ancora.

Non sappiamo di note, sappiamo un poco di parole e quando sentiamo il frontman dire “la rivoluzione vince sull’auto perché non le serve un pilota e nemmeno benzina”, ci sentiamo rapiti come quando da ragazzini si correva dietro ad un pallone con in testa molte storie e altrettante figurine. I Contingent, a nostro avviso, trasmettono la cara e vecchia euforia irragionevole: l’entusiasmo di giocare nel cortile di casa con i gradi sotto zero senza nemmeno cospargersi le gambe di canfora; ci trasmettono non tanto la voglia insensata di cacciare il pallone in fondo alla rete, ma di esserci.

Nel sito dei Wu Ming ci è una citazione dell’Independent che fa così: «Come facciano questi cani sciolti italiani a ottenere narrativa di tale potenza e complessità da un lavoro collettivo resta un enigma, ma possano i loro tamburi suonare a lungo».

Possano le loro note entrarci in petto ancora a lungo.

“L’arretrato paese a forma di stivale è un’avanguardia paradossale”