Miti: Bob Dylan

di Redazione Smemoranda

Storie di Smemo

Robert Allen Zimmerman nasce a Duluth in Minnesota il 24 maggio 1941. A 12 anni comincia a suonare la chitarra e adotta, in onore del poeta Dylan Thomas, il nome d’arte Bob Dylan.

Nel 1961 va a vivere a New York introducendosi con successo nei circoli folk newyorkesi dove con il suo indubbio magnetismo e la sua voce poco educata attrae l’attenzione di critica e pubblico. Arriva infatti alla fine del 1961 il suo primo contratto con la Columbia e nel marzo dell’anno successivo viene prodotto il suo 45 giri d’esordio Mixed Up Confusion/Corrina Corrina, un ibrido folk-rock. Successivamente Dylan scopre il movimento della protesta folk e il suo album The Freewheelin’ consacra Bob come il più grande commentatore delle tendenze sociali e politiche della prima metà degli anni Sessanta e il nascente movimento giovanile, non solo americano, adotta sue canzoni come veri e propri inni di protesta: Blowin’ In The Wind, Masters Of War, The Times They Are A-Changin’, solo per citarne alcune. Le sue ballate, il suo stile e i suoi atteggiamenti anticonformistici lo fanno diventare il portavoce (leggendarie le sue performance con Joan Baez) di una generazione disillusa, ma soggetto attivo delle grandi trasformazioni culturali in atto in tutto il mondo. Epocali alcune canzoni scritte quali Mr. Tambourine Man per The Byrds e Like A Rolling Stone cantata con la leggendaria Band arrivando alla definitiva e incontrastata consacrazione con la registrazione dell’epico album Blonde On Blonde.

Problemi esistenziali vari portano Dylan a sparire misteriosamente per un lungo tempo: droga, paura di morire, un grave incidente motociclistico, l’ossessione per il mito diventato quasi messianico. Ma le sue canzoni continuano ad attraversare in lungo e in largo i continenti interpretate da altri artisti. Dopo alcuni anni tutt’altro che significativi, un po’ mistici e poco ispirati, sorprendentemente Dylan accetta un ruolo secondario nel film Pat Garret and Billy the Kid scrivendone la colonna sonora. Knockin’ On Heaven’s Door, tema conduttore del film di Peckinpah, diventa uno dei più grossi successi mondiali, seguito da una memorabile tournée con la Band nel 1974/75 che riassesta nuovamente la sua straordinaria verve creativa. E nella seconda metà degli anni Settanta Dylan produce altre perle come The Basement Tapes prima e Desire poi, confermando il suo indiscutibile talento e la sua innegabile grande influenza nello sviluppo della musica rock e nel cambiamento sociale, culturale e politico di una intera generazione di giovani.

L’esistenza, non solo artistica, di Dylan negli anni Ottanta è molto travagliata. I primi anni infatti vedono Bob precipitare in una nuova crisi mistico-evangelica che lo porta ad avvicinarsi al movimento religioso dei Born again Christian. Ovviamente la sua produzione ne risulta molto condizionata.

Nel 1985 arriva per la prima volta in Italia, a Milano, allo stadio San Siro, ma sono anni in cui il mito è molto in discussione. E infatti la crisi artistica prosegue fino al 1989 quando ritrova nuovi entusiasmi e incide un album che segna l’ennesimo importante ritorno, Oh mercy. I suoi trent’anni di “onorata carriera” Dylan li festeggia nel 1992 con gli amici in una indimenticabile serata/concerto al Madison Square Garden che vede protagonisti tra gli altri Neil Young, Stevie Wonder, George Harrison e la sua Band. Never Ending Tour è l’ultima scelta di Bob Dylan e infatti negli ultimi anni gira il mondo, incessantemente per concerti all’insegna di un ritorno alle “radici” artistiche, interrotto solo da una non grave crisi cardiaca prima e dall’esibizione davanti al Papa, a Bologna, nel settembre 1997. Ah, e naturalmente dal premio Nobel per la letteratura ricevuto (ma non ritirato: ha mandato la sua amica Patti Smith) nel 2016…