Bobo Rondelli

di Alessia Gemma

Recensioni
Bobo Rondelli

Avrei dovuto parlarvi del nuovo disco di Lou Reed con i Metallica o il nuovo di Tom Waits o quello di Peter Gabriel che ha risuonato le sue vecchie hit con l’orchestra… Fortunatamente, anche questa volta, non sono Fegizluzzatto, quindi scrivo un po’ di chi mi pare: Bobo Rondelli (che oltretutto è il cantautore per antonomasia dell’atteggiamento “un po’ come mi pare e piace”…).

Devo così ora fare i conti con la mia testardaggine e con la difficoltà nell’inquadrare e descrivere un personaggio che piace a me, ma mica si fa tanto inquadrare…

Mi affido così all’arte del collage e alla biografia autorizzata del suo primo libro Compagni di sangue (“che se lo ‘ompri, di sicuro ‘un lo poi masterizzà e spendi di più a foto’opiallo”) per spiegare chi è Bobo a chi ancora non lo sa (vergogna!):
Bobo Rondelli nasce a Livorno il 18 marzo 1963 (così dice su mà). Per non fare il muratore, lavoro di suo padre, s’inventa cantante, attore, giullare, etc, etc, etc, anche se lui si autodefinisce PRENDIPERILCULISTA di professione. Suo nonno materno, artista, grande ballerino di trincea, dove si esibiva scansando fucilate nemiche, scrisse il musical Se mi becchi non vale. Il nonno paterno, cantante di miniera dandosi il ritmo a colpi di piccone scrisse le canzoni: Sono il negro del carbone e Bimba c’ho la silicosi, edizioni Sanatorio Records. La nonna faceva la serva nelle ville dei signori. Lo zio Berto, di cui porta il nome, fu un grande performer di bestemmie in gramlot emiliano, che improvvisò prima di essere fucilato (testi andati perduti). Il padre è morto prima della pensione, il fratello lo arresterà perché è un finanziere, la madre lo sopporta ancora, la moglie non più, i figli lo picchiano. Di antica stirpe nobile gibboni di sangue marrone, ha da tempo fatto richiesta senza ancora ottenere la pensione, perché lui è quello che ha picchiato la testa (come l’amico Paolo Virzì, forse mosso a compassione, ha raccontato nel documentario L’uomo che aveva picchiato la testa)…

E di mio pugno aggiungo che: a Livorno è un mito da tempo, ma si sa, la provincia regala fama da bar e d’amicizia, così che “quando vado a cantare fuori dalla Toscana nessuno mi riconosce, allora i miei produttori mi hanno consigliato di annunciarmi con il megafono, così: Donne, è arrivato Bobby Rondello, quello delle canzoni dell’amore!”… E si mormora che Bobo le donne alla fine le conquisti tutte: con la bellezza latina, con l’imitazione perfetta di Mastroianni, con la scanzonata modestia che gli fa dire alla FNAC di Milano, davanti a un pubblico milanesissimo: “Certo che stare qui a cantare che pare di essere in cucina…”, con i jeans e la maglietta, con il canto di un padre, con la chitarra e soprattutto con le vecchie e le nuove canzoni. E tutte quelle che non avevano ceduto sulle note di La Marmellata… ormai capitoleranno al cospetto di parole come “Per amarti che ti lascio andare… muoiono gli angeli se si fermano troppo a lungo” (IL FURBO!) e definitivo sarà l’amore quando sentiranno “tutto il mio amor io ti darò e quando andrò ti resterà e sola tu non resterai perché nel cuor mi troverai… bambina mia troverai mai la pace che io non trovai?”.
E mentre io mi struggevo d’amor cortese, anche il mio fidanzato s’invaghì di Bobo sulle note di Sporco Denaro

Fu così che nessuno quel giorno in FNAC riuscì a resistergli, neanche la mia collega giornalista Anita che vedete in foto, anch’ella ormai perduta per Bobo…