BonsaiNinja

di Redazione Smemoranda

Recensioni
BonsaiNinja

Cinque di loro sono designer della comunicazione usciti dal Politecnico di Milano, gli altri due sono un grafico e un esperto di multimedia: insieme costituiscono iBonsaiNinja, singolare esempio di “collettivo creativo” made in Italy che sta rapidamente bruciando le tappe segnalandosi come uno dei team di produzione più completi e poliedrici del momento. Formatisi nel 2005 e capaci di spaziare dal videoclip (il prossimo sarà quello di “Ragazza MySpace” per i DioDellaLove) all’advertising alla grafica animata 3D, in appena due anni i BonsaiNinja hanno già collezionato decine di collaborazioni di prestigio e rappresentano, quindi, un vero e proprio modello di intraprendenza e di realizzazione per tutti i giovani che, come loro, hanno la passione per la comunicazione multimediale.

Proprio per questo, abbiamo scambiato con loro qualche battuta via mail sulle condizioni in cui versa oggi il settore audiovisivo in Italia e sulle reali possibilità di proporre idee realmente innovative senza scontrarsi con il muro di gomma del “Sistema” attuale.
Ecco cosa ci hanno raccontato…

Il vostro nome evoca la cultura orientale, il vostro assortimento evoca quello di una rock band, i vostri ruoli evocano quelli di un ‘collettivo’: quante suggestioni e quali eredità ci sono alla base della cultura e della produzione BonsaiNinja?
Il rock’n’roll, il noir e il vino buono: tutto il nostro lavoro è ispirato da questi tre elementi… Beh, anche il calcio, i videogiochi e le belle donne (non necessariamente in questo ordine)!

Negli ultimi mesi, il boom di YouTube ha cambiato radicalmente l’approccio del pubblico nei confronti dell'”oggetto videoclip”, al punto che gli stessi network televisivi musicali hanno ridimensionato molto la presenza di video nei loro palinsesti. È verosimile pensare che nel giro di qualche tempo i video musicali verranno concepiti direttamente per essere fruiti attraverso il computer e i supporti portatili (iPod, Psp etc.) anziché attraverso il mainstream ‘tradizionale’, con tutto ciò che esso implicherà dal punto di vista tecnico e tecnologico, oppure no?
Questo dipende anche dal destino di alcuni media come la Tv su Web e la Tv Satellitare. In generale, il video sta dilagando e, soprattutto, stanno nascendo molte piccole produzioni molto interessanti e creative per le quali il Web sembra essere il luogo adatto per la diffusione. Anche il mainstream si sta adeguando, per quanto riguarda il linguaggio visivo: spesso si vedono produzioni mainstream che ammiccano a cose già viste sul web e capita di vedere in televisione fenomeni che sul web sono stati già di moda mesi prima…

Si parla tanto di crisi del mercato audiovisivo – e quindi musica, cinema e videoclip – in Italia ritrovandone le cause nella pirateria e nel peer2peer da una parte e nella mancanza di fondi dall’altra (evidentemente due facce della stessa medaglia…). Da “addetti ai lavori” ritenete che sia davvero per questi motivi, o che si tratti piuttosto di alibi per mascherare un evidente ristagno creativo dovuto alla mancanza di idee e di voglia di sperimentare nuove forme e nuovi contenuti? E in questo secondo caso, a chi è in mano la facoltà di cambiare le cose? Agli artisti, che dovrebbero evitare di ‘scendere a patti’ con i produttori, o ai produttori, che dovrebbero avere il coraggio di uscire dal circolo vizioso del “massimo rendimento con il minimo sforzo”?
Sulle produzioni musicali il discorso è diverso: l’offerta musicale è sempre stata molto libera e ceativa. Il Web offre di tutto e sta dando opportunità potenzialmente enormi alle piccole realtà musicali; quello che poi decidono di produrre le grandi case discografiche è una questione che ha più a che fare con il marketing che con la musica. Penso agli Ok Go! o agli Arctic Monkeys, che hanno ottenuto contratti importanti quando in rete erano diventati già famosissimi.

Alla luce delle attuali opportunità offerte (o meglio: non offerte) dal mondo del Lavoro, l’idea di creare una “factory creativa” indipendente operante nei media e nei nuovi media può essere sicuramente un’intuizione vincente, oltre che un enorme stimolo produttivo. Come consigliereste di procedere ai ragazzi che volessero in qualche modo seguire le vostre orme una volta usciti dall’Università? Quali sono le trappole e i rischi dai quali stare in guardia?
Prima di tutto quello che noi chiamiamo un pò di “lucida incoscienza”, provare a buttarsi insomma…
Nonostante credessimo di avere buone qualità da esprimere, nessuno di noi sapeva cosa sarebbe successo il giorno in cui abbiamo deciso di affittare insieme un ex-teatro come nostro primo studio. Insomma, le qualità servono ma serve anche il coraggio di mettersi alla prova tentando una strada più rischiosa di altra. A priori non ci sono grandi garanzie di successo, nemmeno per gli studi affermati; paradossalmente, non è molto difficile iniziare in questo ambiente ma è difficile raggiungere certi livelli e mantenere la qualità dei lavori mediamente alta. Le trappole sono molte in un mercato con molta concorrenza dove 10 lavori fatti bene fanno meno pubblicità di 1 fatto male.

Come valutate le collaborazioni con gli artisti con cui avete lavorato fino ad oggi? Ce n’è stato qualcuno più in sintonia con il vostro linguaggio e qualcuno meno? C’è qualche altro artista (della musica o del cinema) nel quale vi riconoscete e con il quale vi piacerebbe lavorare?
Ci siamo trovati molto bene con Dade dei Linea77 che abbiamo conosciuto durante le riprese del video “Picciotti della Benavita” di AntiAnti. Con lui è nato un bel rapporto personale ed anche diverse collaborazioni lavorative su altri progetti. Ci siamo trovati molto in sintonia anche con gli Amari. Per loro abbiamo realizzato il videoclip di “Le Gite Fuori Porta”, hanno un atteggiamento molto positivo ed entusiastico simile a quello che cerchiamo di avere noi nelle cose che facciamo. La lista degli artisti con cui vorremmo collaborare è lunghissima… Magari Michel Gondry, iTool, i Nine Inch NailsFincher, David Lynch, i Massive Attack… Gente così, insomma!

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