Boomdabash: non lasciate che la paura vi soffochi

di Salvatore Vitellino

Sbullizzati - Storie di Smemo


I Boomdabash hanno iniziato il winter tour del loro ultimo album Barracuda (update: Blazon, Biggie B, Payè e Mr Ketra hanno dovuto rinviare le date di gennaio per colpa della partecipazione dei Boomdabash al Festival di Sanremo. Per il momento, è stato comunicata la data di recupero dello show milanese che celebrerà i 15 anni di attività della band con uno spettacolo unico, in programma il 9 maggio 2019). E Barracuda, il singolone che dà il titolo all’album, parla proprio di bullismo.

SMEMO: Quando avete pensato a questa canzone vi hanno influenzato ricordi ed esperienze personali. Come ve la siete cavata, messi di fronte alla realtà del bullismo?

BOOMDABASH: Siamo cresciuti in una realtà che, in quegli anni, era molto difficile. Abbiamo visto ed in alcuni casi subito attacchi da parte di gruppi di bulli il cui obiettivo nella grande maggioranza dei casi era colpirci psicologicamente. Quando però nella vita hai dovuto sopportare davvero di peggio, e ne esci indenne, questi attacchi si infrangono sulla corazza che ti sei costruito da solo dopo anni di sacrifici. Purtroppo non funziona così per tutti: non nasci forte, scegli di diventarlo. Ecco la metafora di “Barracuda”: un inno all’autostima, alla forza interiore, alla caparbietà. Smettetela di vedere nello specchio un pesciolino ogni volta che vi fermate a guardare il vostro riflesso: chiudete gli occhi, dite a voi stessi “io sono un Barracuda”, apriteli e amate così tanto voi stessi da non permettere mai a nessuno di infrangere i vostri sogni.

Veniamo subito alla canzone e al video soprattutto. La storia è universale: un gruppo di bulletti prende di mira un ragazzino. Lui riuscirà a liberarsi di loro grazie all’aiuto di una ragazza che sfida assieme a lui il branco. E allora sono l’aiuto e l’affetto di qualcuno che ci fanno affrontare il branco? Sono questi sentimenti, come l’amicizia, a darci il coraggio?

Gli amici sono uno dei regali più grandi che la vita possa farci. Gli amici ti insegnano ad essere leale, ti insegnano a rispettare le diversità d’opinione e di vedute, ti fanno diventare un uomo. E ti aiutano quando sei debole e le forze ti abbandonano. Un vecchio proverbio del Sud recita: “Ama gli amici in tempo di Pace, così non sarai solo in tempo di guerra”.

C’è un dettaglio nel video molto toccante. I bulli umiliano i protagonisti del video, scrivono sulla fronte di lui “Loser”. Però, dopo essersi presi la loro rivincita sul branco, il ragazzo e la ragazza si abbracciano: lui, d’incanto, sulla fronte ha scritto “Lover”.

Una dettaglio che in pochi hanno notato è il fatto che il videoclip di Barracuda è una sorta di remake di “It” il film tratto dal romanzo del mio scrittore preferito, Stephen King. La scritta “Loser” che cambia in “Lover” è una citazione del film, la stessa scena infatti la troviamo nella pellicola sopracitata.

Il ritornello della canzone dice “Nuoto veloce come un barracuda… in questo mare di squali paura nessuna… io pesce piccolo tu barracuda”. Quindi: se vuoi difenderti in un mare di squali più grossi di te tira fuori la grinta e sii veloce e feroce come un barracuda?

Sii innanzitutto LEALE , ma se serve tira fuori i denti come un Barracuda. Il mare della vita è pieno di squali, non lasciare che la paura ti soffochi, trova in te la forza per difendere le cose che più ti stanno a cuore, costi quel che costi. Questo è il concept racchiuso nel titolo che abbiamo voluto comunicare soprattutto ai nostri fan più giovani.

Insisto sul significato del video. In un mondo in cui la violenza è la regola, in cui la vita è come il triangolo delle Bermuda, in cui “i soldi rendono felici” e “conta solo quanto si vende”, in cui anche sui social non c’è pace… alla fine, quando i due ce la fanno liberarsi dei bulli, dove finiscono? Nela pace di un lago, in cui due ragazzi possono lanciare sassi e volersi bene. Forse è il sogno di tutti, no? La pace, che si abbiano 12 anni o 50…

Perché no? Viviamo in un’epoca nella quale i nostri ragazzi sono orientati solo verso il bene materiale, l’ago della bilancia quando si parla dell’essere felici si è spostato completamente verso gli oggetti, verso le cose che pensiamo ci diano uno status agli occhi degli altri. Questa è la scintilla che fa scoppiare gli incendi, il bullismo in primis. Noi siamo cresciuti in maniera diversa, ci emoziona anche solo restare a guardare il mare con un amico, e l’emozione è la stessa di quando eravamo dei ragazzini. Se insegniamo a tutti ad emozionarsi per le piccole cose che la vita ci ha regalato insegneremo anche ad essere umili, ad amare l’altro anziché fargli del male.

Ma siamo sicuri che la musica, oggi, trasmetta gli antidoti giusti? Molti assorbono da generi musicali come l’hip hop o il reggae solo la superficie: il look, l’aggressività di facciata, lo spirito del branco… così bulli e bullizzati si nutrono dello stesso clima musicale. Come può fare la musica a parlare oltre la superficie e a far riflettere sulle parole, oggi che l’immagine è così importante?

Purtroppo no, la musica oggi non è portatrice di messaggi positivi. Non tutta la musica almeno. Col senno di poi siamo tutti bravi a sciorinare le solite frasi ad effetto del tipo “la musica aiuta, la musica unisce” , ma in pochi ci soffermiamo a pensare su cosa realmente stiamo comunicando ai nostri ragazzi. Si pensa solo a massificare i profitti, a quanti dischi d’oro ci farà vincere il nuovo singolo ma pochi si rendono conto di avere una responsabilità nei confronti dei nostri fans. Chi segue Boomdabash sa che la nostra musica, da sempre, è fatta di momenti divertenti ma soprattutto di momenti di riflessione. Quando capiremo che la musica deve creare e non distruggere, il mondo sarà un posto migliore.