Sbullizzati 1 Luciano Spinelli

di Salvatore Vitellino

Sbullizzati
Sbullizzati 1 – Luciano Spinelli

Sbullizzati (rubrica creata in collaborazione con Telefono Azzurro) serve a parlare di un problema che colpisce in un modo o nell’altro quasi tutti: il bullismo. Quasi tutti, perché più se ne parla e più si scopre che nessuno ne è immune. Il bullismo non riguarda solo i casi di violenza di alcuni ragazzi verso loro compagni più deboli e isolati. Il bullismo è più insidioso, comprende ogni genere di esclusione, le crudeltà del linguaggio che fa più male delle botte, mette in discussione la nostra stessa identità, le nostre sicurezze e quindi ci fa stare male. Ci fa crescere male.

Abbiamo deciso di affrontarlo attraverso lo strumento della testimonianza: ogni quindici giorni chiameremo a parlarne ragazzi e adulti, che hanno vissuto il bullismo sulla loro pelle o che il bullismo affrontano ogni giorno sotto vari aspetti. Crediamo che il racconto in prima persona e l’esempio siano molto più semplici, diretti ed efficaci di ogni spiegazione. Speriamo possano aiutare chi sta subendo violenza, angherie, esclusioni, isolamenti che fanno malissimo, e sono difficili da affrontare.

È successo anche a Luciano Spinelli, tra i più noti youtuber italiani, fresco reduce dal primo libro/diario Insieme uscito l’8 giugno scorso. Nel dicembre 2016 ha postato un video appassionato in cui rivelava la sua esperienza di “bullizzato”.

Smemoranda: Luciano, tu hai raccontato col cuore che hai sofferto perché ti prendevano in giro per il tuo aspetto dolce sin dalla prima elementare, e che hai trovato la forza di dire basta solo al secondo anno di superiori… Sono dieci anni di sofferenze! Adesso che ne sei uscito a testa alta, cerchiamo di dare dei consigli di vita reale ai nostri lettori. Cos’è che fa più male: le parole o l’essere escluso?

Luciano Spinelli: Innanzitutto vi ringrazio per aver pensato a me come apripista di questa fantastica iniziativa che state facendo per tutti i ragazzi e le ragazze che stanno subendo questo tipo di (mal)trattamento.
È vero, io sono stato vittima di bullismo sin dalla prima elementare; purtroppo queste esperienze ti segnano e te le porti dietro per sempre. Anche per quello mi sono fatto coraggio e ho girato quel video… Io ad un certo punto della mia vita mi sono reso conto che non ero io quello “diverso”, ma che c’erano tanti altri che subivano come me in silenzio. Dopo aver preso atto e rielaborato questa cosa ho deciso che era il momento di parlare e cercare nel mio piccolo di aiutare anche gli altri, dando consigli e raccontando la mia storia. È difficile fare una graduatoria tra cosa fa più male perché alla fine se ci pensi le due cose vanno a braccetto: ti feriscono con le parole e poi ti escludono, oppure prima ti escludono e poi non si fermano li, il colpo di grazia te lo danno con le parole. Purtroppo chi infligge questo tipo di dolore gode solo quando ti vede a terra.  

Se a 6-7 anni nessuno gioca con te, devi stare da solo durante l’intervallo, ti senti rifiutato. Nel tuo libro dici che un modo di sfogarti lo hai trovato scrivendo e disegnando, cose che poi sono diventate le tue passioni… Ma non c’è anche il rischio che se ti chiudi troppo in te stesso e nelle tue passioni poi ti isoli ancora di più dal mondo?

Nel libro racconto di quando mi sono messo a piangere… quell’episodio specifico è stato il primo, poi ne sono successi un’infinità, ma non mi sembrava giusto concentrare il mio diario Insieme solo su questo tema. L’ho voluto raccontare perché mi ha fatto tanto male, ma soprattutto per evidenziare il fatto che anche da una cosa così negativa possono nascere cose bellissime.
È vero, mi sono rifugiato nelle mie passioni, ho iniziato a disegnare e a scrivere. È stato il modo migliore per superare dei periodi difficili senza rinunciare a quello che sono: un sognatore, una persona che ama la vita. Disegnare e scrivere mi hanno dato la possibilità di rimanere me stesso, di dare sfogo alla mia personalità, che tanti non capivano e quindi per loro ero solo “uno diverso”. Comunque non c’è mai stato il rischio di isolarmi, perché quello che piaceva a me piaceva anche ad altri, quindi alla fine gli amici sono arrivati e tanti di loro sono tuttora amici veri. Quindi penso che la giusta misura sia solo essere sé stessi. Senza cercare di cambiare.

C’è una bella frase nel libro: «Passiamo la metà del tempo a preoccuparci di quello che gli altri pensano di noi, e l’altra metà a giudicare gli altri per come appaiono».

Quella frase me la porto nel cuore perché tanto vera. Quello che tu mi chiedi è giustissimo, ma evidentemente se siamo qui a parlare di quello che mi è accaduto è perché purtroppo anche ora sta succedendo ad altri; la gente trova sempre un motivo per darti contro, per farti del male in qualche modo, soprattutto per chi come me è più esposto perché non si è mai adeguato alla massa.
Non mi sono mai sentito uguale agli altri, ma quando sei piccolo e non capisci perché tutto quell’odio nei tuoi confronti diventa normale pensare “ah, ok è perché non sono come loro, se fossi come loro oppure se mi piacessero le stesse cose allora sì che saremmo amici…” Purtroppo non sono mai stato capace di mentire né agli altri né a me stesso, quindi… sono rimasto fedele ai miei interessi, senza sapere nulla di calcio, ascoltando la musica che più mi piace, vestendomi con uno stile personale. Direi in poche parole che, sì, sono rimasto fedele ai miei interessi ma soprattutto ai miei valori.

Tu alla fine hai avuto una grande fortuna con il tuo canale Youtube, lo dici tu stesso, i tuoi volpini e volpine hanno potuto conoscerti per quello che sei, senza finzioni. Ma come si può ottenere questa “verità dietro la maschera” con dei compagni che ti attaccano, fanno gruppo contro di te e che si chiudono dietro la “loro” maschera? Che consiglio puoi dare? In sostanza: con chi ti sfotte e basta, potrai mai parlarci?

Il libro e il mio canale YouTube sono stati due tasselli fondamentali che hanno aiutato il mio “cambiamento per migliorami, ma non per adeguarmi”.
Ho avuto il coraggio di parlare alle persone (all’inizio 10 poi 100 poi 100k che mi seguivano), di dare un suggerimento e soprattutto di raccontare la mia storia.
Io mi sento migliorato, perché ho più fiducia in me stesso, perché non tengo più tutto dentro, ho una bellissima famiglia che mi sostiene e ho un sacco di amici, persone che vedo tutti i giorni e persone che mi fanno sentire il loro affetto da lontano con un messaggio oppure con un commento. Io sono quello che vedono, nei video, nelle foto agli incontri, io sono quello che hanno letto nel mio diario, quindi non ci sono maschere. Le persone che si nascondono dietro una maschera già valgono poco, se poi si nascondo per infierire valgono nulla. Non ho consigli, ho un suggerimento: lasciateli perdere, loro esistono solo perché riescono a fare del male, quando non potranno più farlo spariranno. Con chi sfotte, non posso parlare quando lo fa, ma io non chiudo mai le porte in modo definitivo, perché non è il mio carattere.
Se guardi la mia trasformazione, non è un adeguarsi, perché a quanto pare rimango sempre “diverso”. Ma è davvero un migliorarsi: io sono cresciuto.

Nel video “Draw my life” racconti che nel primo anno delle superiori è grazie ai tuoi amici Francesca, Edoardo e Giorgia che hai imparato a capire che dovevi fregartene di chi ti prendeva di mira. Ma cosa ti hanno detto? Come te l’hanno fatto capire?

Loro sono speciali e rimarranno sempre speciali. Non è tanto quello che mi hanno detto, ma quello che hanno fatto per me in tutto il tempo che ci conosciamo. Loro mi sono rimasti sempre accanto, mi hanno sempre sostenuto e non hanno mai lasciato che qualcosa potesse incrinare la nostra amicizia. Tenere in vita un’amicizia anche nei momenti più difficili penso sia una cosa molto complessa… per questo io a loro sarò sempre grato.

Quindi alla fine, dopo anni di isolamento, anche tu hai trovato amici veri. Pensi che chiunque, anche il più introverso, prima o poi trova i suoi amici, o si può correre il rischio di restare isolati e senza amici per sempre? qual è la tua idea sull’amicizia?

Io sono ottimista per natura, con ovviamente i miei giorni no, quelli quando ti succede una cosa che ti butta giù e che ti fa perdere un po’ la fiducia e l’ottimismo, ma poi cerco sempre di rialzarmi e andare avanti. Infatti qui entrano in gioco gli amici e la famiglia, sono loro a darmi sostegno. Io ho imparato, lavorando su me stesso, che l’unico modo per ricevere “aiuto” è parlare e raccontare quello che ti succede. Questo potrebbe essere un mio spunto per le persone che subiscono maltrattamenti: devono parlare, con la famiglia, gli amici e anche con i professori.
Questa è la mia idea di amicizia, persone che per te diventano un punto di riferimento e tu per loro uguale, e sono certo che alla fine tutti noi troviamo i nostri amici, quelli veri.

E con gli haters? Come ci si difende, su internet?

Qui si apre un mondo, ma ti dico già che non mi voglio soffermare più di tanto, perché basta guardare i commenti sui miei profili, sotto i miei video piuttosto che sotto le mie foto, alcuni sono di una cattiveria e di un astio che ti fanno venire i brividi. All’inizio ci rimanevo molto male, ma con il tempo ho imparato che valgono nulla, che queste persone hanno una vita vuota, che si nascondono dietro ad uno schermo perché è l’unico modo per sfogare la loro rabbia. Detto questo non vuol dire che adesso queste cose non mi toccano più, figuriamoci, ci rimango male lo stesso, ma ho provato a costruirmi intorno una corazza, sono cresciuto e ho capito che gli insulti di queste persone sono delle semplici parole nel vento, passano dopo quei dieci secondi che il mio sguardo ci è passato sopra. Non si possono evitare perché il web è un mondo e come per strada non riesci ad evitare sempre le persone cattive. Anche sul web come nella nostra vita di tutti i giorni dobbiamo solo andare avanti per la nostra strada.

Si vede dai tuoi video che sei una persona molto ironica e autoironica. L’ironia può essere anche un’arma di difesa?

Si, è vero, sono una persona autoironica, mi piace considerarlo un pregio, tante volte mi ha dato la forza di superare situazioni molto spiacevoli. Mi piace ridere e scherzare, cerco sempre di non rimanerci male ogni volta che qualcuno fa una battuta fuori luogo, un commento cattivo o (è capitato…) degenera in insulti e gesti più pesanti. L’autoironia mi aiuta a superare tutto questo, ma a dire la verità non ho un aneddoto da raccontare, non ho mai usato l’ironia per neutralizzare chi mi prende in giro. Lo so molto bene che i bulli non hanno autoironia, loro per divertirsi devono prendersi gioco degli altri, quindi penso che nel momento stesso che mi stavano prendendo di mira si stavano neutralizzando sa soli. Sono persone vuote, che secondo me hanno più bisogno di aiuto di quelli che vengono presi in giro.
Voglio pensare che facendo questa intervista, facendo i miei video, cercando di parlare e stare vicino a chi come me soffre o ha sofferto questo tipo di maltrattamento, qualcosa cambierà. Voglio credere che nel futuro le cose si sistemeranno e chi di dovere inizierà a fare qualcosa.
Tutti dicono che i ragazzini sono i peggiori bulli, però c’è anche il cyberbullismo e quello non ha età, dietro allo schermo ci sono persone adulte che scrivono le peggio cose, che sono talmente frustrati e macinati dentro che scrivono cose che neanche nell’angolo più buio del loro cervello dovrebbero pensare.

Scrivi che «parlare riduce in polvere i macigni che pesano sul cuore». Ma tu non hai parlato con i tuoi genitori di quello che stavi passando, perché non volevi farli soffrire. Spesso i genitori sottovalutano le sofferenze dei figli, e spesso i figli non vedono nei genitori degli interlocutori. Quando ti sei deciso a parlare dei tuoi problemi con i tuoi genitori?

Parlare è importante. Questa cosa l’ho scoperta sulla mia pelle. I primi episodi li ho tenuti per me, anche perché è difficile quando sei piccolo capire cosa sta succedendo, quindi un po’ sei disorientato, un po’ hai paura, un po’ ti vergogni e il tempo passa. Cerchi da solo di mettere insieme i pezzi e uscirne, ma più vai avanti, più affondi, più ti isoli, diventi sempre più triste. Per non fare preoccupare i propri genitori uno pensa che ce la può fare anche da solo, ma non è così, queste situazioni si affrontano tutti insieme. Io ho deciso di parlare con i miei durante la seconda media, quindi un po’ di tempo era passato e un po’ di episodi erano successi, quindi i miei avevano già qualche sospetto. Dopo aver raccontato tutto quanto ai miei mi sono sentito tranquillo, mi ero tolto un grande peso che mi portavo dietro tutti i giorni. Loro con calma e amore mi hanno spiegato tutto, mi hanno detto che non bisogna dare peso al giudizio degli altri ma solo a chi ti vuole bene, che non è sempre un giudizio, ma che potrebbe diventare un consiglio. Io penso che i genitori non sottovalutino le sofferenze dei figli, ma tante volte non se ne accorgono subito. Sono i ragazzi che devono andare dai genitori e parlarne apertamente, spiegare quello che sta succedendo e farsi aiutare da chi gli vuole bene.

E la scuola? Nessun maestro o professore ti ha mai aiutato?

Ho avuto la fortuna di avere un’insegnante speciale alle elementari, una persona che stava attenta a tutto quello che succedeva in classe e nell’intervallo. Lei mi ha aiutato, se n’è accorta che mi capitavano brutte cose e stavo iniziando a isolarmi, a stare sempre più spesso da solo, a essere sempre più triste. Eravamo piccoli e adesso che sono cresciuto mi rendo conto che è difficile spiegare e soprattutto far capire a bimbi così piccoli una cosa cosi complessa… Ma ti voglio raccontare una cosa bellissima che lei ha fatto per me.
Un giorno lei in classe ha iniziato a raccontare a tutti noi un “film” che aveva visto la sera prima. Un “film” che raccontava la storia di un bimbo che aveva i genitori separati, che a breve avrebbe avuto un fratellino, un bimbo che veniva sempre escluso da tutti a scuola… in poche parole si era inventata un film inspirato alla mia vita. Tutto questo per far capire ai miei compagni che quello che loro facevano a me era sbagliato, che anche se eravamo così piccoli non dovevamo avere paura delle cose che non capiamo. Le persone come la mia insegnante sono poche purtroppo, e io la ringrazierò sempre per tutto quello che ha fatto per me, così come ringrazio i miei genitori, e quando dico genitori io parlo anche del marito di mia mamma Gianpaolo, che per me è stato un papà a tutti gli effetti.  

Durante le presentazioni del tuo libro sempre affollatissime, vengono spesso genitori a ringraziarti per aver aiutato i loro figli con il tuo esempio…

Le presentazioni del libro per me sono incontri, momenti in cui riesco a fare conoscenza dal vivo con le persone che mi hanno sostenuto in tutto questo tempo, in cui posso ringraziarli di persona per tutto il supporto e affetto che mi trasmettono tutti i giorni. Essendo loro, come me tra l’altro, molto giovani, di solito vengono accompagnati dai genitori e alla fine di ogni incontro ci sono tantissimi genitori, che rimangono in disparte per tutto il tempo, ma poi vengono e mi dicono grazie, mia figlia, piuttosto che mio figlio, si sono aperti con noi. Per questione di privacy, sicuramente non farò nomi, ma ci sono stati dei genitori che non sapevano nulla di quello che accadeva da parecchio tempo ai loro figli, in alcuni casi anche da anni. I ragazzi hanno trovato il coraggio di parlare ai loro genitori trovando la forza e risolto i loro problemi, in alcuni casi forse non del tutto ma comunque migliorato la loro quotidianità, in alcuni casi al 100%, perché fidatevi una soluzione si trova SEMPRE, basta aprirvi con le persone che vi vogliono bene.

Nel libro racconti di una volta che hai dimenticato il cellulare a casa: dici che è stata una giornata da tragedia, ma alla fine i “tuoi occhi si sono riempiti di cose vere”. E se lanciassi l’hastag #un giorno senza cell ai tuoi fan e ti fai raccontare le loro impressioni?

Eggià, quella giornata è stato un dramma all’inizio, quando me ne sono accorto che mi ero dimenticato il cellulare a casa sono andato in panico. Ho avuto quel vuoto allo stomaco, una situazione così non mi era mai capitata, non avevo la minima idea di cosa fare, poi con calma ho fatto un respiro, poi un altro, ecco diciamo che ho fatto un bel po’ di respiri ))) mi sono tranquillizzato e ho iniziato a guardarmi intorno. Dopo un po’ ho capito che anche fuori dal mio cellulare succedono cose, che non solo la mia musica nelle cuffiette oppure i social mi possono fare compagnia… ci sono tantissime altre cose che ti possono riempire la giornata, renderla più bella, e tante volte unica, perché forse ci sono cose che solamente tu vedi in quel preciso instante, e forse solamente tu capisci in quel modo. È stata bella la mia giornata senza cellulare… e ti posso dire che la sfida che mi hai proposto mi incuriosisce tantissimo! Mi piacerebbe lanciare #ungiornosenzacell, penso proprio che lo farò! E poi assolutamente vi racconterò com’è andata.

L’ultima domanda è pratica: come pensi che si possano “neutralizzare” gli idioti che fanno un uso dannoso dei social? Pensa a quello che è successo con la tua coetanea Carolina Picchio per gli insulti che prendeva… Hai qualche suggerimento pratico?

Come ti ho detto prima purtroppo non si può fare nulla per quanto riguarda la cattiveria della gente, quando decidono di essere cattivi e di umiliarti, non si fermano più, soprattutto dietro ad uno schermo.
Purtroppo le autorità finché la tragedia non arriva non si muovono, per fare una denuncia alla polizia postale la trafila di documenti è infinita, per non parlare dei tempi lunghissimi, prima e dopo.
Proprio per quello, io dico sempre «ragazzi parlate con i vostri genitori, a prescindere da tutto vi vogliono bene, e anche se vi sgridano sul momento, chi se ne frega, sono loro che poi saranno in grado di darvi una mano, sono loro che sanno cosa devono fare per proteggervi».
Forse un giorno anche le autorità si attiveranno prima che succeda la disgrazia, ma per il momento è sempre la famiglia, gli amici, i prof in alcuni casi, insomma dobbiamo individuare il nostro punto di riferimento e farne uso quando sentiamo il bisogno, non dobbiamo mai tenerci le cose dentro, perché tra sensi di colpa, molte volte ingiustificati perché non abbiamo fatto nulla, rimorsi e vergogna si arriva a gesti estremi… anche se ci sono due procure che indagano in questo momento Carolina Picchio di 14 anni non tornerà mai più.
Cerchiamo di capire i segnale d’allarme prima e non dopo!!