Sbullizzati 6 Vorrei essere un muser

di Salvatore Vitellino

Sbullizzati
Sbullizzati 6 – Vorrei essere un muser

Oggi vorremmo raccontare una storia vera.

Negli altri episodi di Sbullizzati – da Luciano Spinelli a CiccioGamer – abbiamo visto come avere qualità artistiche e capacità creative può aiutare a superare negli anni isolamento, umiliazioni, bullismo vero e proprio. Con costanza e intelligenza, grazie alle tue capacità nel disegno, nel gioco, nel ballo, nel canto, alla fine puoi anche sfondare e diventare famoso. Alla faccia di chi ti sfotteva e ti dava dello sfigato per anni.

Ma per uno che ce la fa, ce ne sono centinaia che ci provano, che coltivano un sogno e magari poi non riescono a emergere. Il bello di YouTube, di Musical.ly, è che ci possono provare tutti: se sei bravo conquisti fan da subito, è vero, ma anche se i fan all’inizio mancano, hai sempre tempo per imparare. Solo che, sulla strada, puoi incontrare chi ti ferisce, ti deride e umilia, senza sapere come fermarlo.

Questa che è la storia di un ragazzo di 12 anni, uno come tanti che ha voluto mettersi alla prova come Muser su musical.ly. È una storia che ci ha raccontato Telefono azzurro, che non solo ci accompagna in questa esplorazione del bullismo e tutti i suoi derivati, ma che da 30 anni offre ascolto, aiuto e sostegno a tutti i bambini e ragazzi che devono affrontare violenza, abusi e bullismo.

Dunque un giorno ad uno degli operatori di Telefono Azzurro arriva la chiamata di Loris.
«Ciao, sono Loris, ho bisogno di parlare con qualcuno… mi sta succedendo qualcosa di grave su Musical.ly, lo conosci?… Io sogno di diventare un cantante… so anche eseguire delle coreografie… Musical.ly è la mia app preferita perché se qualcuno di importante nel mondo della musica vedrà un mio video potrebbe propormi un contratto e potrei spaccare come i Muser più seguiti”.

Per avere 12 anni ha le idee chiare, Loris. Anche se viene dalla provincia ha tutto l’entusiasmo per inseguire il suo sogno. «La settimana scorsa ho registrato molti video e prima di condividerli ho applicato dei filtri divertenti… io con capelli viola, verdi, arcobaleno… a me piaceva il risultato. Invece, a chi mi segue… cioè, all’inizio scrivevano frasi che sembravano incoraggianti come “bravo, continua così”… anche il numero delle persone che mi seguivano è aumentato velocemente… ma qualche giorno dopo ho scoperto che i miei video venivano condivisi su Instagram, e lì i commenti erano terribili, mi prendevano in giro…»

Lo ha scoperto per caso, Loris, e non sa cosa fare. Non ne ha parlato con nessuno, ma sa che gli insulti contro di lui online sono virali, se non ferma quell’account lo scopriranno amici e non, gli rovinerà l’immagine, gli farà perdere fan. Si capisce che Loris è un po’ nel panico perché, al telefono, l’operatrice sente che trattiene a stento le lacrime. Ma cosa dicono quei commenti di così terribile?
«Sotto i video hanno scritto commenti tipo: “ritirati, sfigato”; “fai pena”; “pensi davvero che il mondo abbia bisogno di una cosa come te?” e poi tutte quelle emoticon che ridevano o che vomitavano… due ragazzi con delle maschere hanno pubblicato dei video nei commenti in cui ridevano a crepapelle… quando ho visto tutto questo su Instagram stavo per svenire, il cuore mi batteva fortissimo, ho avuto la nausea…»

Tutto questo in una sola settimana. Troppo poco per pensare a un casuale passaparola, più probabile che qualcuno lo abbia preso di mira e si diverta a martoriarlo. Quando sei famoso a volte possono essere i tuoi stessi fan che ti difendono dagli haters. Ma quando non sei conosciuto nessuno ti difende, anzi, parte la reazione a catena e tutti ti danno addosso. E se poi quelli che ti insultano li conosci, ma non lo sai? Se sono della tua scuola? Del tuo quartiere? Loris lo sa ed è questo che lo angoscia di più: «Hanno scritto dei commenti anche ragazzi della mia città, anche sconosciuti… o forse mi conoscono di vista… ho pensato che non potrò più uscire dalla vergogna».

Quello che però Loris non sa è che ci sono delle cose che si possono fare in casi del genere. Glielo spiega l’operatrice di Telefono Azzurro: il primo buon consiglio è di fare gli screenshot delle offese ricevute e di salvare i video pubblicati dai ragazzi che lo hanno preso di mira. In poche parole: conserva le prove. Poi si può contattare la Polizia Postale che ha il potere e gli strumenti per intervenire sui gestori dei social e dei siti che ospitano il materiale offensivo per farlo rimuovere. La Polizia Postale e delle Comunicazioni infatti si occupa proprio del contrasto ai reati, tra cui il cyberbullismo, che avvengono sul web.

Ma c’è un problema: un minorenne non può andare dalla Polizia Postale da solo. Loris lo sa e mette le mani avanti: «Non voglio che i miei genitori vengano a sapere di quello che mi è successo… loro non sanno che io sono iscritto a Musical.ly… mio padre me l’ha proprio vietato perché aveva paura che un malintenzionato potesse adescarmi… ma io ci tenevo troppo e ho scaricato l’app… papà non capisce che io sono nato per cantare…» Magari ci fosse un’altra soluzione!. «Non posso farlo io da solo?»
No, chi vuole informare le autorità deve dirlo ai genitori, se ha meno di quattordici anni. La nuova legge contro il cyberbullismo del 2017 prevede che i ragazzi che abbiano compiuto i quattordici anni possano fare segnalazioni alle autorità senza il consenso dei genitori. Ma Loris ha 12 anni e quindi non può farlo autonomamente. In questo caso può essere Telefono Azzurro a fare da ponte tra il ragazzo under 14 e la Polizia Postale. Inviando gli screenshot/video e una relazione che descrive la vicenda riferita da Loris. Ma ovviamente bisogna informare i genitori.

Questo è un problema per Loris, che non sa decidersi: quando menti ai tuoi, poi raccontare che hai mentito è tanto complicato quanto affrontare il problema che ti minaccia. Ma il papà è così severo? gli chiede l’operatrice. E la mamma? Ecco lei sì, con lei parlo meglio, dice Loris… “e allora inizia a dirlo a lei”, gli consiglia l’operatrice.
Loris non è convinto, non sa cosa fare, ma di certo le cose non possono restare così come sono.
Devo trovare il modo e il momento giusto per parlare con la mamma – commenta. L’operatrice lo incoraggia e propone: “facciamo così, se ci riesci noi ci risentiamo domani alla stessa ora e mi racconti com’è andata”. Silenzio, tentenna, silenzio… e se poi si arrabbiano? Tutti temiamo la reazione dei genitori tanto quanto il problema che ci affligge. E ci mettiamo un po’ a capire che in realtà sono i nostri migliori alleati. Questo scoglio Loris deve superarlo in fretta.
Il giorno dopo Loris richiama e parla con la stessa persona.
Ho raccontato tutto alla mamma, sia delle cose brutte su Instagram sia della chiamata a Telefono Azzurro.
E com’è andata? – chiede l’operatrice
«La mamma è stata molto comprensiva anche se è rimasta delusa dal fatto che io avessi detto delle bugie su Musical.ly… ne abbiamo parlato anche con papà… sono rimasto davvero stupito dalla loro reazione e hanno detto che faremo insieme tutto il necessario per bloccare quei commenti».
A questo punto, Loris e i suoi genitori accettano il coinvolgimento della Polizia Postale attraverso l’aiuto di Telefono Azzurro: l’operatrice raccoglie le informazioni necessarie alla segnalazione, gli screenshot e i video degli insulti ricevuti. Sono bastati due giorni.

E poi, com’è andata a finire?
Qualche settimana dopo Loris ricontatta Telefono Azzurro e racconta che i contenuti offensivi sono stati rimossi.
«Canti ancora?» gli chiede l’operatrice.
Sì, Loris canta ancora, non si rinuncia a una passione vera così. Ma ha seguito anche i consigli dei genitori, si è iscritto a un corso di canto. E poi ha deciso di lascair perdere per un po’ Musical.ly. «C’è tempo, per diventare famoso».

In questa storia, tutti hanno dei meriti. Ma soprattutto Loris: il suo è quello di aver chiedere aiuto prima che il problema degenerasse. Fatelo sempre, meglio prima che tardi!

Nessuno deve impedirci di perseguire i nostri sogni. Né tantomeno dobbiamo mai vergognarcene per colpa di altri!