BumbleBee è un Transformer diverso

di Michele R. Serra

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BumbleBee è un Transformer diverso

Ci sono fondamentalmente due tipi di bambini, quando si tratta di giocare: ci sono da una parte quelli che prendono i loro pupazzi e li fanno scontrare, li lanciano in giro, fanno dschht kschvtzzz con la bocca e simulano esplosioni nucleari. Di solito sono quelli che spaccano i loro giocattoli quasi subito. Poi ci sono quelli (un po’ più nerd) che i giocattoli li trattano bene – e certo poi li fanno anche combattere, però prima si inventano una storia, perché così è più divertente. Ecco, se volessimo azzardare un’ipotesi, diremmo che il regista Michael Bay era un bambino del primo tipo, e il regista Travis Knight era un bambino del secondo tipo.

In realtà non ho alcuna conoscenza della vita di questi due signori americani, però ho visto i loro film dei Transformers, e quindi mi sento in grado di avanzare questa ipotesi. Perché Michael Bay, regista del primo Transformers, è il re hollywoodiano delle esplosioni, l’uomo che prende qualsiasi scena d’azione possiate immaginare e la rende dieci volte più zarra, il che non è sempre un bene, ma questo è un altro discorso. Travis Knight invece è il regista dell’ultimo Transformers, che poi è un prequel e anche uno spin-off, nel senso che si svolge vent’anni prima del primo Transformers e si concentra sulla vita di uno solo degli autobot, quello giallo, Bumblebee. Che poi è anche il titolo del film. Ecco, questo Bumblebee è anche il primo film della saga dei Transformers in cui sembra quasi che la storia sia più importante delle orge di esplosioni e di palazzi che crollano. Ed è un bene.

La storia di Bumblebee è fatta dall’incontro di due personaggi che appaiono perdenti. Bumblebee ha perso tanti amici nella battaglia sul pianeta Cybertron, e si trova isolato sulla Terra. La diciottenne Charlie è una ragazza che ha appena perso il padre, e si sente sola proprio come se fosse su un pianeta sconosciuto. Intendiamoci, non è certo una metafora complessa, questo rimane un film per ragazzini nel senso di una volta del termine, cioè un film che vuole divertire senza troppe complicazioni. Però è riuscito in questo senso. E poi il regista Travis Knight, che ha un passato nel cinema d’animazione e quindi sa molto bene come rendere emozionanti personaggi inventati, che non esistono e che non hanno nulla di umano, ecco Knight si scopre anche un buon regista di scene d’azione, uno che soprattutto riesce a farti capire cosa sta succedendo durante le scene d’azione, che è una caratteristica che purtroppo Michael Bay sembra aver smarrito anni fa.

E dunque, è bumbleBee un capolavoro? No di certo, ma è probabilmente il miglior film della saga dei Transformers, curiosamente costruito andando in piena contraddizione con l’idea di fondo della saga dei Transfomers, e cioè che non ci sia differenza tra umani e robot digitali, sullo schermo. Qui invece l’elemento umano gioca un ruolo fondamentale, e dunque la macchina, o meglio i giocattoli inanimati della nostra infanzia trovano un’anima. Non sarà Toy Story, ma almeno c’è qualcosa più di quello che semplicemente appare sullo schermo. E poi in ogni caso è divertente.