Campioni mondiali

di Redazione Smemoranda

Storie di Smemo
Campioni mondiali

Lunedì mattina, ore otto e diciannove. La campanella è suonata da qualche minuto. Nei corridoi della scuola si alza una specie d’alone. Come un trillo che si spegne. Implode. Assomiglia all’ultimo sbadiglio prima d’alzarsi dal letto, l’eco di un fine settimana passato a ballare. Gli studenti arrivano in classe a gruppi, mai tutti insieme. Chi è pieno d’energia, chi mette la testa sul banco, chi sbadiglia sistemando in cartella le cose. Salutano a turno.

    – Bella prof (traduzione: buon giorno professore), tutto bene?
    Vorrei rispondere che ho un sonno bestiale, che mi piacerebbe tanto essere ancora sotto le coperte. Invece è lunedì. Non ci devo pensare. Omar “Somar” Muffini si avvicina alla cattedra per chiedermi se posso interrogarlo la prossima lezione. Quando non studia riesce sempre a intortarmi con un mucchio di scuse. Stavolta dice che è andato allo stadio. Che poi c’è stato un guasto in metropolitana, cioè non proprio un guasto, un allarme ecologico per eccesso di polvere sottile. “Si temeva un intervento militare”. Sono rimasti fermi nel tunnel sei ore. Somar è rientrato alle tre di notte. Avrebbe voluto, ma non aveva più l’energia per studiare. So benissimo che sta raccontando una palla, è il campione mondiale.
    – Oggi mi sento pietoso. – dico – T’interrogo la prossima lezione.

    Apro il registro per fare l’appello. Voglio vedere se il suo degno compagno, Ardit Cherubini, ha portato la giustificazione. Venerdì se l’è balzata (traduzione: bigiata) alla grande. Non pensi di fregarmi falsificando la firma di sua madre. In questo è lui il campione mondiale. Somar insegue. Cherubini sa riprodurre ogni genere di scritture, dai cunei Sumeri alle epigrafi latine: impossibile distinguerle da quelle vere.
Stavolta però non gliela faccio passare.

– Confessa: hai falsificato la firma?
Cherubini sorride. È un tipo simpatico. Dice che la firma è vera, che anche Somar è pronto a testimoniare. Quando si dice la solidarietà. A questo punto dovrei fare dei controlli, chiamare un perito calligrafico, verificare. Poi penso alle volte che ho balzato anch’io e mi prende una grande nostalgia delle cose.