Campos Viva

di L'Alligatore

Recensioni
Campos – Viva

Probabilmente gli appassionati di calcio internazionale avranno già capito, nome del gruppo e copertina sono un omaggio al folcloristico portiere del Messico anni ’90 (anche attaccante e poi surfista), che amava scendere in campo con sgargianti casacche. Un omaggio singolare, a un personaggio singolare, che dice molto sul terzetto pisano-berlinese: per niente banali, si muovono con disinvoltura tra il pop, il rock, e il folk indie-elettronico.

“Viva”, loro disco d’esordio, è composto da dodici intense ballate, con riferimenti ampi. A me ricordano il Mark Lanegan meno duro e il Devendra Banhart più rock, ma può essere solo suggestione, quella che esce da questo album a partire dal primo pezzo “Am I A Man”; perfetto biglietto da visita dei Campos per patos, coralità, ritmo. Perfetta anche “You Keep Thinking”, per l’elettricità e l’ecletticità di una canzone rock, magnifica “Space”, acida elettronica cullante per mente e corpo da larghe suggestioni spazio-temporali. Non male anche “How My Son” ritmato elettronico folk e “Freezing”, ballatona Lanegan-style, voce/chitarra ed elettricità diffusa.

Surreali e disincantati, questi Campos hanno saputo fare un disco importante, tra Pisa e Berlino, dove vivono i due terzi del trio (Simone, voce e chitarra, ex basso dei Criminal Jokers, e Dhari, bassista australiana). Davide, rimasto in Italia, è la mente elettronica dei tre, capace di giostrare basi, campionamenti e mille altre diavolerie. Buona la prima.