Canne, carciofi, castelli, cartine

di Redazione Smemoranda

Storie di Smemo
Canne, carciofi, castelli, cartine

Immaginate di avere una telecamera nascosta, loro non lo sanno ma voi li potete vedere. Roby Rossini e gli altri se ne stanno in un angolo defilato del cortile, come se stessero facendo cose misteriose. A scuola il bidello ha appena aperto il portone. Sono le sette e quarantacinque. Piove. Nell’aria qualcosa di strano. Fumo. Ma non proprio. Unico indizio: zaini e cartelle buttate a caso. Sguardi distratti – “Deve sembrare che ci siamo trovati a studiare.” – dice Gulli. Rossini annuisce – “Bella fratello, gran piano d’azione”. Gulli apre il libro fingendo di ripetere la “Rivoluzione Francese”. Fa talmente babbo che è lui il primo che non ci crede. In Storia gli hanno dato il debito. Ma ha superato l’esame. Adesso deve dimostrare d’essere grande. Il tabacco l’ha preso. Ha fregato due sigarette a suo padre. È arrivato a scuola in anticipo insieme ad Alessia, Paola e la tipa che l’anno scorso stava insieme a Pirrone. Ora sono in sei a rollarsi una canna o carciofo o cannone. Mille sinonimi per un solo ingrediente: marijuana o cannabis indica, detta in modo professionale. Il problema è non farsi beccare. I prof stanno addosso, il preside pure. Alessia prova a incollare le cartine ma fa un casino bestiale. Casca tutto il castello, che non è quello di Biancaneve. – “Ma non avevi detto che eri capace?” – dice Gulli. – “Fallo tu, sapientone.”. Alla fine lo spinello (termine arcaico ma ancora attuale) si accende. Il primo tiro Alessia lo lascia a Pirrone. Il quale esagera, perché non è abituato. Vuol fare il grande. Aspira come un reattore. E impallidisce. Tre secondi dopo gli viene da vomitare. Roby Rossini spegne tutto di fretta perché sta arrivando la prof d’Inglese. La quale vede Luca Pirrone provato – “Ti senti bene?”. Lui se la cava con la solita palla dell’influenza. Che poi lo salverebbe pure dall’interrogazione. Quando suona la campanella si sente meglio, ha un po’ di fame. Al bar si spara cappuccio e brioche. La canna l’aveva steso paura. Non è che per caso fa male?