Captain America Civil War

di Michele R. Serra

Recensioni
Captain America – Civil War

Per un qualsiasi fan dei supereroi, non c’è niente di meglio.

Cioè.

I supereroi devono avere la capacità di suscitare in chi li guarda una specie di meraviglia infantile, se vogliono cogliere nel segno. E il modo migliore per suscitare quella sensazione è rispondere a quella domanda, da sempre la più importante per chi legge i fumetti: è più forte Iron Man o Capitan America?

(Vale anche per qualsiasi altro supereroe, ovviamente.)

Dunque, non c’è niente di meglio che vedere i supereroi che si scontrano tra di loro, per scoprire la risposta.

Captain America: Civil War è un nuovo punto di svolta per la Marvel. Avrebbe potuto intitolarsi Avengers: Civil War, e avrebbe potuto essere centrato su uno qualsiasi dei molti supereroi che lo popolano, ma le agende dei Marvel Studios avevano segnato da tempo sul mese di maggio 2016: nuovo film di Capitan America. E così è intorno al Capitano che ruota questo film collettivo. Che proprio perché porta avanti in un colpo solo le vicende di tanto personaggi, diventa come l’ultima puntata di un gigantesco telefilm, e per godersela davvero è molto meglio aver seguito tutte le precedenti. Dunque Civil War è, più di tutti gli altri film Marvel, pane per i fan. Non è detto che sia un male.

C’è infatti del vero amore – da fan, appunto – in questa nuova messa in scena marvelliana opera dei fratelli Anthony e Joe Russo da Cleveland, Ohio. E forse è proprio questo amore a guidarli nel trattare con cura ogni singolo personaggio, senza perderne mai di vista le motivazioni: a partire da Capitan America, convinto di avere una missione che trascende perfino il suo stesso senso del dovere. Anche gli attori (dai due protagonisti Chris Evans e Robert Downey Jr. al debuttante Spider-Man interpretato da Tom Holland, che dieci anni fa era Billy Elliot) sembrano condividere la giusta convinzione, se non necessariamente un particolare estro.  

Molti gli strati di significato, anche politico, di un film come questo. Ma se vogliamo congliere il messaggio positivo, possiamo ridurre tutta questa storia alla contrapposizione tra il tentativo di capire gli altri e l’affermazione egoista: quando i superuomini parlano l’uno con l’altro riescono a superare sia i loro contrasti interpersonali che le loro paure personali profonde. Quando i superuomini smettono di comunicare tra di loro, iniziano a non capirsi, si arrabbiano, e creano inutili catastorofi. In fondo è esattamente la stessa cosa che succede agli uomini normali, no?