Captain America Il primo vendicatore

di Michele R. Serra

Recensioni
Captain America – Il primo vendicatore

Buona parte del fascino di un film sta, per chi guarda, nel riuscire a identificarsi con il protagonista. Banale verità. Ma nel caso dei film dei supereroi questo processo di identificazione è più difficile: gli uomini superpotenti, senza macchia e senza paura, non sono di questo mondo. Almeno, io non lo sono, non so voi. Eppure, i supereroi della Marvel hanno spesso una debolezza, un tallone d’achille: qualcosa che li rende meno divini e più umani, quindi profondamente affascinanti (pensate a Peter Parker, che quando non indossa la calzamagalia dell’Uomo Ragno è solo un ragazzo che cerca di sbarcare il lunario). Ecco, anche nel caso di Capitan America all’inizio della storia c’è un ragazzo con una debolezza. Cioè, è proprio debole fisicamente. Si chiama Steve Rogers.

Steve Rogers è il ragazzo prescelto dal governo degli Stati Uniti per sperimentare un siero che lo trasformerà in un soldato dalle capacità superumane: siamo negli ormai lontani anni Quaranta, e l’esercito americano sta combattendo la guerra più importante del Novecento, quella contro Hitler e le forze dell’Asse.

Dunque, eccoci all’ultimo capitolo del complesso avvicinamento al film dei Vendicatori (che i boss della divisione cinematografica della Marvel hanno programmato per il prossimo maggio). Questo avvicinamento comprende: due Iron Man, due Hulk e un Thor; e adesso anche questo Captain America – Il primo vendicatore, diretto da Joe Johnston e intepretato da una delle nuove star di Hollywood create “in casa” dalla Marvel, cioè Chris Evans, la Torcia Umana dei Fantastici Quattro. Certo, scritturare lo stesso attore per interpretare due personaggi diversi all’interno di quello che nelle intenzioni della Marvel dovrebbe essere un coerente universo cinematografico, è una scelta come dire, opinabile…

Siamo al terzo film Marvel del 2011, e francamente al di là degli effetti speciali, dell’immagine molto elegante e del3D perfettamente stabile – ammesso che vediate il film in una sala dotata di questa tecnologia – Captain America sembra il più debole dei tre visti quest’anno. Manca molto, soprattutto a livello di interazione e crescita dei personaggi, e il fatto che siccome il film è ambientato negli anni Quaranta potrebbe essere un omaggio ai tempi in cui le storie erano più ingenue, bè, non regge come giustificazione.

Captain America è semplicemente un film di supereroi ordinario, che raramente riesce a risvegliare quel senso di meraviglia che tutti i vecchi e nuovi fan dei fumetti cercano in questi adattamenti cinematografici.