Captain America: The winter soldier

di Michele R. Serra

Recensioni
Captain America: The winter soldier

Bello, a volte, quando le tue aspettative vengono ribaltate.

Tipo nel 2011: è uscito il primo film dedicato dai Marvel Studios a Capitan America, che non è esattamente il più eccitante tra i supereroi. A noi di solito piacciono gli eroi problematici, i Batman paranoici, gli Spider-man sfigati, gli X-men emarginati. E invece Capitan America è uno di quelli sempre buoni e belli, pettorali in fuori, sorriso al fluoro, viva-la-libertà e Dio-salvi-l’America. Il che lo rende, a prima vista, piuttosto noioso. E invece, nonostante le nostre scarse aspettative, il primo film era riuscito a tirare fuori il meglio anche dal Capitano.

Il secondo Captain America, però, non può limitarsi a riproporre la stessa formula. E allora, le cose cambiano. Cambia il regista, che diventano due: non più Joe Johnston, ma i fratelli americani Anthony e Joe Russo, che hanno in curriculum un po’ di televisione e qualche commedia romantica, quindi non sembrano esattamente esperti di mega-film d’azione ad alto budget. Ma queste sono solo altre aspettative, pronte per essere disattese. Infatti.

Diamo ai fratelli Russo ciò che è dei fratelli Russo: in un film come questo, due ore in 3D, mille effetti speciali, il difficile è portare avanti uno straccio di storia, tra esplosioni, armi ipertecnologiche, Scarlett Johansson fasciata in una tutina di latex, tutta roba che distrae l’attenzione dello spettatore. Invece i registi (e gli sceneggiatori) mettono in scena battute brillanti, gag efficaci. Tutto funziona, finché non ti fermi a pensarci su un attimo: lì ti rendi conto che ci sono buchi, anzi crateri. Esempio a caso: a un certo punto sembra che i destini del mondo siano legati a una chiavetta USB. Una chiavetta USB. Neanche protetta. Nel 2014. Ehm.

Comunque, tornando ai fattori di distrazione dai particolari della storia: Scarlett Johanson in calzamaglia allaccia una decina di vole le cosce intorno al collo dei cattivi. Ma non è la cosa più importante di questo film, no, no. La cosa più importante è che ci sono pugni, esplosioni e grattacieli che crollano, in quantità soddisfacente. Se vi basta, avrete ciò che volete. Se invece siete al ventesimo Marvel-film, se il gioco “spegni il cervello e guarda le astronavi che precipitano” inzia ad annoiarvi, le vostre aspettative positive crolleranno in glorioso 3D.