Captain Mantell, Dirty White King

di L'Alligatore

Recensioni
Captain Mantell, Dirty White King

“Dirty White King”, Sporco Re Bianco, con questo titolo forte ritorna a deliziarci Captain Mantell, rocker veneto di chiara matrice alterntive-rock. Qui ci presenta un vero e proprio concept sul potere contro il quale ribellarsi e combattere nonostante le conseguenze. “Il regnante viene ucciso e il regicida viene braccato fino alla morte. E il cerchio si chiude per ricominciare da capo senza che nulla sia cambiato… forse”, questo mi ha detto nell’intervista sul mio blog. Lui per farlo usa la chitarra, e lo fa davvero bene.

Il trio di musicanti, con ospiti d’eccellenza apre proprio con una tiratissima title-track, autentico indie-rock intrinsecamente blues, prosegue con un pezzo acido e saltellante con un sax che ti prende alla gola, “The Invisible Wall”, cala l’asso con il quinto brano, “Worst Case Scenario/Alone” dalle suggestioni grunge e dove il terzetto suona come un solo uomo. Freschi e diretti fin nelle viscere nell’ipnotica “Let It Down”, maestosi nella psichedelica “Inner Forest” cantata insieme a Francesco Chimenti dei Sycamore Age, che vi suona pure il violoncello elettrico, maledettamente poetici nella ritmica “In The Dog Graveyard” con Manzan a giganteggiare con il suo violino.
Una chitarra molto presente, un sax che urla note furenti, il ritmo dei tamburi e tante storie da raccontare da una voce versatile e cavernosa, questo in sintesi “Dirty White King”. A produrlo il meglio della scena delle Indie italiche: Overdrive Records, Dischi Bervisti, Dischi Sotterranei, Cave Canem, Goodfellas come distribuzione e Gaetano Bresci come Spiritual Guidance.