Cattivi Vicini 2

di Michele R. Serra

Recensioni
Cattivi Vicini 2

Piccolo riassunto del primo Cattivi Vicini per chi se lo fosse perso: due ragazzi sui 35 anni (= ufficialmente vecchi, sposati, con figlia) acquistano la casa dei loro sogni. Ma scoprono che i loro vicini sono i membri di una confraternita universitaria dediti a feste sfrenate. Difficile che possano convivere con il loro tentativo di stile di vita tranquilla/borghese.

In questo secondo film i due non comprano casa, la vendono. Però il problema è lo stesso. Con una grossa differenza: i cattivi vicini qui non sono una confraternita, ma una sorellanza. Che fa ancora più paura.

Dunque, diciamolo subito: c’è un abbozzo di discorso socio-politico, in questo Cattivi Vicini 2. La sorellanza vuole rompere il potere maschile delle confraternite, e dare feste in cui divertirsi senza diventare necessariamente un oggetto sessuale. Il che non impedisce che le ragazze si trasformino presto nell’esatto equivalente della confraternita maschile del primo film. Se i maschi si facevano gavettoni di piscio, loro lanciano assorbenti usati. Che, giusto perché lo sappiate, non è la cosa più disgustosa che vedrete nel film.

Ci sono molte gag dedicate a qualsiasi cosa possa uscire dal vostro corpo, che generalmente non è roba che vedi volentieri su uno schermo di trenta metri quadrati. Ma anche molte altre dedicate al rapporto tra bambini e vibratori. Cattivi Vicini 2 è esattamente quello che ti aspetti: una commedia hollywoodiana vietata ai minori (mica davvero, eh: chiunque faccia le medie, in materiale comico del genere ci sguazza).

Qualche risata grassa se la fanno anche gli over-trenta, in ogni caso. E sembra divertirsi molto il protagonista Seth Rogen, spesso senza maglietta, per mostrare la pancia e fare contrasto con  Zac Efron, sex symbol totale della Hollywood moderna.

Zac è la grande sorpresa del film.

Ora, sappiamo che lui non è un grande attore. O almeno, di solito non lo è. Ha degli addominali invidiabili (o desiderabili, a seconda del punto di vista), ma non siamo abituati a considerarlo un artista. E invece. Con questo ruolo che sembra tagliato apposta per lui diventa quasi profondo: la sua auto-parodia del belloccio/stupido che improvvisamente si rende conto che gli addominali non bastano per affrontare la vita vera e ha una specie di conseguente crisi di mezza età (sarebbe meglio dire un quarto di età), il sincero desiderio di affetto che il personaggio comunica, bè è quasi commovente.

Ok, forse sto esagerando. Però segniamo un punto per Zac Efron.