Cattivi Vicini

di Michele R. Serra

Recensioni
Cattivi Vicini

Adesso tutti vi diranno che Cattivi vicini è una commedia americana che parla di scontro generazionale, ma voi non fatevi prendere in giro: Cattivi vicini è un film di supereroi. Anche se non sembra. Innanzitutto è un film di supereroi perché già dalla prima inquadratura ci fa capire che c’è un cattivo superpotente che potrebbe rovinare la vita dei protagonisti.

Una bambina. Molto piccola. I due protagonisti, trentenni medi, lei carina, lui marcissimo (ma del resto è Seth Rogen quindi si sa) l’hanno appena avuta. Una bellissima bambina, il grande pericolo che minaccia il mondo dei due innamorati: l’arrivo dell’età adulta. Che significa niente più divertimento, niente più feste da teenager americani fuori controllo, al massimo qualche puntata del Trono di Spade sul divano, la sera. Massimo-massimo, eh.

Dicevamo dei motivi per cui Cattivi Vicini assomiglia a un film di supereroi. Uno, perché ha un cattivo. Ma ha anche un superuomo.

Il superuomo in questione è Zac Efron, capo della confraternita universitaria nel film e sogno erotico di tutte le donne (e anche del 4% dei maschi, secondo le statistiche) nella realtà. Lui è diventato famoso quando ancora era un ragazzino con High School Musical e non ha mai smesso di essere un sex symbol. Ora. La particolarità di Zac Efron è che tipo ha un fisico da dio greco. Qualsiasi film gli fanno fare, i produttori gli chiedono di farlo senza maglietta. Il problema è che di solito gli chiedono anche altre cose, tipo non solo di essere figo, ma anche di mostrare delle emozioni: tenerezza, o tormento interiore, o altre inutilità. Per fortuna Cattivi vicini non commette questo errore: il regista Nicholas Stoller gli ha detto “Zac, ho un ruolo per te. Devi solo essere figo, un po’ bastardo, un po’ scemo e recitare senza maglietta.” Risultato, la migliore interpretazione della carriera di Zac Efron.

Cattivi vicini rientra in quel genere di commedia americana che fa della scorrettezza il suo punto di forza. Cioè le battute devono essere volgari, le situazioni divertenti – ma anche un po’ disturbanti, fino all’estremo. Però non basta: serve anche una scrittura brillante e un lavoro sui personaggi che parta sì dagli stereotipi, ma li usi per dire qualcosa. Cattivi vicini ci prova, qualche volta ci riesce. E se non siete proprio depressi, difficile che non ridiate almeno tre o quattro volte di gusto in un’ora e mezza. Che rispetto alla media delle commedie americane del 2014 non è neanche male.