Centoventimila circa

di Veronica Janise Conti

Attualità
Centoventimila circa



È il sogno americano arrivato in un aeroplanino, fragile ma indistruttibile che, a sua volta è già il sogno di qualcun altro. Reggio Emilia, con le sue tradizioni, maledizioni e miti è carta bianca su cui alcuni sognatori hanno creato un piccolo ultraleggero capace di portare con se un numero talmente alto di altri sognatori che se lo pronunci “centoventimila” non rende l’idea. 120.000 è Un numero così approssimato che se Cartesio sente viene giù a farci la predica. Ma la matematica e la filosofia che sono in confronto ad un numero approssimativo di gente sognante che per un altro certo numero di ore, approssimato pure quello forse, hanno fatto ballare, e sognare, la nostra piccola America? Rendendola grande.

Luglio, Agosto, Settembre, Ottobre e Novembre e sono ancora lì. Campovolo2.0. Capita che ogni tanto ho nostalgia dell’Emilia, che forse è solo il rimpianto di non essere nata e cresciuta lì. Capita che ogni tanto ripenso a quell’ora di notte di giovedì 14, saranno state le 2 credo, e a quel prato incolto dietro al Campovolo, dove una dopo l’altra spuntavano delle lepri dall’erba. Ogni tanto ripenso a quel barbone che dormiva comodo sotto a un ponte vicino alla stazione e al prato delle lepri, su una brandina che gli ho invidiato le notti a seguire, dietro al Campovolo. qualche volta mi riviene in mente la zanzara bastarda, madre di altre zanzare bastarde e figlia, che fuori dal Campovolo, dalla parte opposta al prato delle lepri e alla brandina del barbone tormentava le mie gambe e a quel fosso, che avremmo dovuto scavalcare e al fango. Penso alla voce del centralinista appena sveglio che ha risposto alla mia chiamata alle 8 del mattino e provava a nascondere il suo dialetto. Chissà quante ne ha ricevute poi di telefonate. Penso ai vecchietti che “Ligabùùùù!” era l’unica cosa che riuscivo a capire, il resto penso fossero maledizioni per la loro passeggiata tranquilla in bicicletta dentro al Campovolo rimandata, almeno fino a Domenica. Poi mi riviene in mente il caldo, i panini col prosciutto che dopo un quarto d’ora sembravano già essere andati a male, le telecamere, la corsa, i cali di zuccheri e l’acqua gratis. Le transenne e i lenzuoli improvvisati per ripararsi dal sole. l’asfalto bollente, Elvis, lo stand dei dischi, la birra, i fumetti, i bei ragazzi. “quanto sono belli i ragazzi al Campovolo.”

Dicono che eravamo bellissimi. Chissà che intendono per bellissimi,poi. Forse perchè eravamo sporchi e sudati dal caldo di metà luglio e stanchi e affamati, ma tenevamo botta, più che mai, col sorriso inciso sulla faccia.
Dicono che i sogni vanno e vengono. Qualcuno mi spieghi allora perchè molti dei centoventimila cuori sognatori sono ancora là, inzuppati di sudore e aggrappati al proprio spazio quadro di terreno al Campovolo. Là a ballare, emozionarsi e vivere.
Dicono che sia l’evento dell’anno. Penso che si sbagliano. Quello è l’evento di centoventimila vite, o giù di lì.

Chissà se Cartesio ascolta Ligabue.

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