Chaos Walking era infilmabile

di Redazione Smemoranda

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Immaginatevi di essere un ragazzo di quattordici anni circa, in un mondo senza donne. Per molti potrebbe essere un problema grosso. E immaginatevi come sarebbe se, in quello stesso mondo, tutti quanti potessero sentire quello che pensate. Il problema diventa enorme. Già i pensieri non sono esattamente roba che vorresti condividere con il mondo, in più, in un mondo in cui qualsiasi pulsione della libido non può trovare sfogo… ciao.

Il mondo senza donne di Chaos Walking è in effetti un pianeta dove alcuni pionieri umani si sono rifugiati per motivi non meglio specificati: il film si ascrive senza dubbio al genere fantascientifico. Fantascientifico e Young Adult, per la precisione, perché tutto nasce da una serie, una trilogia di romanzi per quel target di lettori, opera dello scrittore americano Patrick Ness. E subito si capisce che i problemi, quando hai a che fare con un adattamento cinematografico di questo tipo, sono due. Uno è più generale, e cioè il fatto che questa storia ha già dei fan che la conoscono dai libri, e quindi non puoi tradirla troppo. L’altro è più particolare, e cioè: come dare forma sullo schermo a questa faccenda dei pensieri-che-non-si-possono-nascondere?

Una missione impossibile per Doug Liman

Questi dubbi sono stati scaricati dai produttori della Lionsgate sulle spalle del regista Doug Liman, che sembrava averle abbastanza larghe, visto che qualche anno fa aveva girato uno dei più geniali film di fantascienza dell’ultimo decennio, e cioè Edge of Tomorrow, con Tom Cruise intrappolato in una specie di videogame reale (scusate la semplificazione, è per farla breve). Nonostante l’ottimo curriculum, Liman stavolta non sembra avercela fatta.

Il problema è che, paradossalmente, non sembra aver pensato abbastanza alla cosa più importante, e cioè come rappresentare quel flusso di coscienza continuo che è al centro di tutta la storia, il rumore dei pensieri. Tutto si riduce a una voce fuori campo che commenta quello che accade in modo molto didascalico. I pensieri dei protagonisti di Chaos Walking sono incredibilmente piatti. Un po’ dipende dalla situazione in cui si trovano i personaggi, certo, ma rispetto alle immense potenzialità – anche comiche – di un’idea del genere, tutto risulta molto deludente. Intendiamoci, non so chi sarebbe riuscito a renderla sullo schermo in modo soddisfacente. Ma visto il budget, e vista la presenza di Tom Holland e Daisy Ridley sul manifesto, era comunque lecito aspettarsi di più.