Chi è Morgan Lost?

di Laura Giuntoli

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Chi è Morgan Lost?

 

Chi è Morgan Lost? L’eroe della nuova serie a fumetti Sergio Bonelli Editore in edicola dal’autunno 2015 con l’albo dal titolo L’uomo dell’ultima notte, è un tipo assai misterioso… Di lui sappiamo che è l’ex proprietario di un cinema d’essai, che è daltonico e che ogni tanto, quando è teso, balbetta. Nulla di più. L’autore Claudio Chiaverotti, che oltre alla serie Brendon ha firmato oltre 50 albi storici di Dylan Dog, ci ha svelato quel tanto che basta per appassionarsi al suo action-thriller visionario. Non troppo però, perché il mistero è l’ingrediente fondamentale delle sue storie…

(Sopra la videointervista a Claudio Chiaverotti e alla disegnatrice Lola Airaghi)

Cosa ti ha portato al nome Morgan Lost? Immagino sia un processo difficile, scegliere il nome per un nuovo personaggio. 

La scelta del nome Morgan è stata casuale, semplicemente mi piaceva. Lost invece l’ho scelto perché si tratta di un uomo perduto in se stesso, nei suoi tormenti, nelle sue malinconie.

Ci racconti come entra il cinema dentro questo fumetto? Perché il modo di raccontare del fumetto Bonelli è da sempre ispirato al cinema hollywoodiano classico, ma questa è la prima volta che il cinema diventa uno spunto narrativo scoperto, cioè che abbiamo un protagonista cinefilo.

Raccontare per immagini è una passione che ho da sempre, ho scritto circa 20 mila pagine di fumetti, che per me sono storyboard cinematografici. Non è un caso che il primo episodio di Morgan Lost, termini con la scritta “fine primo tempo”, la stessa scritta che leggevo da ragazzo seduto sulle panche di legno dei vecchi cinema, quelle che ti spezzavano la schiena. Insomma, per me gli albi di Morgan Lost sono dei film. Infatti, a parte il primo, sono tutti auto conclusivi: succede tutto e il contrario di tutto, e poi finisce, proprio come in un film.

Ci sono punti di contatto tra Morgan e Brendon?

Entrambi vengono dallo stesso padre: oggi su Facebook ho scritto: è ufficialmente nato il mio secondo figlio. A parte questo, secondo me in comune hanno ben poco.  Brendon è ambientato nel Medioevo prossimo venturo, mentre Morgan Lost parla del nostro tempo dietro la maschera dell’ucronia. Siamo in una sorta di New York contaminata dall’antico Egitto, che ho chiamato New Heliopolis, in un periodo che si avvicina agli anni Cinquanta ma che tecnologicamente è molto più avanzato rispetto ad oggi. In Morgan Lost ho potuto mettere paranoie metropolitane che mi appartengono, come l’insonnia e il mal di testa da insonnia. Insomma, un cavaliere di ventura come Brendon col mal di testa non è credibile, mentre Morgan Lost magari si prende un cachet (un analgesico ndr), come del resto ho fatto io mezz’ora fa prima di venire qui. 

Quindi Morgan Lost ti assomiglia?

Dentro Morgan ho messo tante cose di me, molto più che in Brendon. Come me Morgan ha una passione viscerale per il cinema, tanto che avrei voluto aprire un cinema d’essai, proprio come quello in cui lavorava Morgan Lost prima di incappare nella notte sbagliata che ha cambiato la sua vita. Anche Morgan ama i film introvabili, quelli in bulgaro coi sottotitoli in aramaico. Insomma Morgan sono io, solo che lui è molto più figo.

 

Per tornare al cinema… quando hai creato Brendon, hai detto che non volevi farlo assomigliare a nessun attore, come invece è un po’ tradizione nei fumetti Bonelli. Per Morgan invece hai dato delle indicazioni? Volevi che assomigliasse a qualcuno?

Quella delle somiglianze è una questione che ogni lettore vede un po’ a modo suo. Per Morgan Lost siamo partiti molto vagamente da Ethan Hawke, che ha un volto interessante, soprattutto adesso a quarant’anni, con la barba incolta e le occhiaie. E ci stava. Poi nell’interpretazione grafica dei disegnatori Morgan è cambiato, tanto che in molti mi han detto che in copertina sembra Alain Delon da giovane. Secondo me ormai non assomiglia a nessuno, assomiglia a Morgan Lost. 

Il fatto di usare il rosso come unico colore è in qualche modo ispirato a Sin City? Non hai paura che usarlo su tutto il fumetto, invece che solo in alcuni momenti topici, alla lunga possa ridurre l’effetto drammatico?

La storia del rosso è collegata al daltonismo di Morgan. Sapevo che il riferimento più immediato sarebbe stato quello a Sin city, ma in realtà ho usato un rosso diverso: in Sin City ci sono delle graffiature di rosso, quello di Morgan è un rosso che disegna, un rosso d’atmosfera. E meno male, perché Sin City è inarrivabile, è un’istituzione, e poi bisogna pur cercare di far qualcosa di nuovo. In realtà la suggestione cinematografica che ho avuto per questo fumetto è un vecchio film di Francis Ford Coppola: Rusty il selvaggio. Il titolo in lingua originale è Rumble fish, qualcosa come “Pesci combattenti” tradotto letteralmente. In sostanza Mickey Rourke alias motorcycle boy, che il fratello del protagonista Matt Dillon, è daltonico e gli unici colori che vede son quelli dei pesci combattenti attraverso un acquario. Lo spettatore vede il film con gli occhi di motorcycle boy: in bianco e nero con degli inserti a colori come i pesci combattenti. Anche per Morgan Lost l’idea era creare un impatto grafico particolare, abbastanza nuovo per il fumetto bonelliano, e legarlo ad un difetto del protagonista. Una sorta di tridimensionalità narrativa: vediamo le storie di Morgan Lost come se fossimo affetti dal suo stesso daltonismo. Mi piaceva l’idea di raccontarlo attraverso le sue fragilità.

Tra poco saranno passati vent’anni dalla morte di Bonvi. Tu che hai iniziato con lui, come lo ricordi?

Bonvi era un uomo pieno di vita, divertentissimo, un creativo pazzesco. Quando ci siamo incontrati avevo 19 anni e il rammarico che ho è di averlo conosciuto troppo poco, perché era davvero un genio del fumetto. 

di Giovanna Donini, Laura Giuntoli e Michele R. Serra